Ettore Consonni, bergamasco curato a Palermo.

  • È trascorso quasi un anno dal suo trasferimento d’urgenza all’ospedale Civico di Palermo.
  • Era in condizioni disperate a causa del Covid, ma in Sicilia è guarito.
  • Si è tatuato la Sicilia e ricorda sempre chi l’ha curato con affetto.

È trascorso quasi un anno da quel momento in cui Ettore Consonni, bergamasco, si è risvegliato a Palermo. Un elicottero lo aveva trasportato all’ospedale Civico del capoluogo siciliano, a causa delle gravi complicazioni derivate dal Covid. Nella sua città non c’erano più posti, così è stato curato in Sicilia. Ci sono voluti 47 giorni, durante i quali ha lottato e ha vinto contro il virus. Il ricordo del tempo trascorso nella nostra isola è rimasto indelebile nella sua memoria. La sua è stata un’esperienza intensa, che ha creato un indissolubile legame con la Sicilia: si è tatuato l’isola e, appena sarà possibile, vuole tornare da turista. In più occasioni abbiamo raccontato la sua vicenda, perché è una di quelle storie che danno speranza in un periodo molto difficile. In occasione dell’anniversario del suo ricovero a Palermo, è stato raggiunto da Repubblica per un’intervista. Ecco cosa ha raccontato.

Bergamasco guarito a Palermo: “Ho trovato persone con un grande cuore”

«Di notte mi sveglio e ho dei flash – ha detto al giornalista Giorgio Ruta. -. Mi ricordo i 47 giorni a Palermo. Giorni duri, di sofferenza, è una ferita che non si rimargina mai». Di tutti i ricordi, in particolare, è molto vivido quello del momento in cui ha scoperto di essere in Sicilia: «Il flash più ricorrente è quando mi sono svegliato. Quando sono partito, non sapevo che c’era tutto questo. Vedevo gli infermieri, le mascherine. Mi hanno detto che ero a Palermo, pensavo scherzassero». I medici e gli infermieri hanno guadagnato un posto speciale nel cuore di Ettore Consonni: «Ho trovato delle persone professionali, umane, con un cuore grande – ha detto -. Mi viene la pelle d’oca solo a pensarci. Tutt’ora sono ancora in contatto con gli infermieri, con il primario. È un ricordo che porto sulla pelle. Ho fatto due promesse: una l’ho mantenuta, mi sono tatuato la Sicilia. L’altra è venirvi a trovare come turista, appena possibile».

Le parole di Ettore Consonni sono sincere e scaturiscono dal cuore. Il modo in cui parla del Covid e della sua esperienza riesce davvero a mantenere viva la speranza. Una speranza che, soprattutto di questi tempi, è difficile avere. Ma le vicende come questa sono davvero significative. «Sto facendo ancora delle battaglie a livello fisico, ma non voglio piangermi addosso – ha concluso il bergamasco curato a Palermo -. Cerco di combattere questa mia piccola battaglia». Una battaglia che ciascuno combatte: ognuno a suo modo, ognuno con le sue forze.

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