Giovanni Bruno, 35 anni, è un lavoratore marittimo originario di Pozzallo. Fino al 24 febbraio la sua vita era stata tranquilla ma, adesso, si trova bloccato in Ucraina dopo lo scoppio della guerra, insieme alla sua famiglia. La sua storia e il suo appello al TG1.

L’appello del siciliano Giovanni Bruno dall’Ucraina

Sono 34 gli italiani bloccati nelle città ucraine assediate dalle forze russe. Nel corso dell’edizione delle 13,30 del Tg di Rai1 è stato mandato in onda il messaggio da Kherson di Giovanni, il marittimo siciliano rimasto intrappolato nel Sud del Paese con la sua famiglia. Con lui c’è anche la figlioletta di 22 mesi.

Era arrivato in Ucraina con la moglie la figlia, per andare a trovare i suoceri prima di imbarcarsi. L’idea era rimanere un paio di settimane insieme, prima di un lungo periodo in cui lui e la moglie non si sarebbero visti, dato che si sarebbe imbarcato. Il 24 febbraio, invece, lo scoppio della guerra li ha “intrappolati“.

Hanno provato a tornare a casa, senza successo: «Ci hanno proibito di uscire di casa: i militari russi, che hanno conquistato subito la città di Kherson, dove siamo, sparano a vista», ha raccontato Bruno al Corriere della Sera.

«Non ci possiamo muovere – aggiunge – ci hanno sconsigliato di andare nel bunker che ha una sola entrata, presidiata dai militari. E comunque siamo al settimo piano, anche fuggire non sarebbe immediato. Mi sento anche “fortunato” perché la città è stata conquistata subito dai russi, e quindi non è sottoposta a grossi bombardamenti o combattimenti».

Sempre al Corsera, Giovanni Bruno racconta di essere in contatto costante con la Farnesina, che sta cercando un modo per farli uscire dal Paese: «Ma non passa davvero nessuno. Tutta la città è circondata dai militari, sulla strada verso Odessa ci sono combattimenti, non è prudente muoverci né mandare qualcuno per prenderci, almeno per ora».

In collegamento con il Tg1, il marittimo siciliano appare stanco e provato per quanto sta vivendo: racconta di come, a causa della guerra, i supermercati sono vuoti e che al mattino devono uscire presto per trovare qualcosa. Anche le farmacie stanno finendo le scorte ed è molto preoccupato per la salute per la moglie, che ha la necessità di un farmaco per la tiroide. Al momento, lui e la sua famiglia sperano e attendono che si possa creare un corridoio umanitario per farli uscire dalla città e lasciare l’Ucraina.

 

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