Giuni Russo, biografia, carriera e discografia della cantante siciliana che ha scritto importanti pagine di storia della musica italiana. I successi discografici, le hit, la vita privata.

Giuni Russo

Artista di ricerca, sperimentale e d’avanguardia, è riuscita a spaziare tra generi diversi, a partire dal pop e passando attraverso jazz ed elettronica, fino ad arrivare alla musica sacra. La sua estensione vocale unica le permetteva facilmente di cambiare registro. Poteva coprire cinque ottave e raggiungere anche toni che imitavano per acutezza i versi dei gabbiani. Sapeva cantare in lingue diverse: ha inciso in italiano, siciliano, inglese, francese, ebraico, giapponese, greco e latino.

Il vero nome di Giuni Russo è Giuseppa Romeo. Nasce a Palermo, il 10 settembre del 1951: questa è la data riportata sui suoi documenti anagrafici ma, in realtà, sarebbe stata registrata 3 giorni più tardi, quindi la sua reale data di nascita sarebbe il 7 settembre. Muore a Milano, il 14 settembre del 2004.

Esordi

Inizia giovanissima a studiare canto e composizione, raffinando precocemente il suo talento naturale. La sua estensione vocale è sbalorditiva e unisce tecnica, originalità composita e sensibilità interpretativa. Nel 1967 vince il Festival di Castrocaro, con il brano “A chi” (Hurt di Timi Yuro), accedendo così di diritto al Festival di Sanremo dell’anno seguente.

Partecipa al festival con il nome di Giusy Romeo e presenta il brano “No amore“, che fa parte del suo primo 45 giri. Pubblica, nello stesso anno, altri due 45 giri, contenenti tra le altre “L’Onda” e “I primi minuti”, versione italiana di I Say A Little Prayer di Aretha Franklin. Si trasferisce nel 1969 a Milano, che diventa la sua città d’adozione.

È a Milano che Giuni Russo incontra Maria Antonietta Sisini, musicista che per ben 36 anni condivide con lei una felice e rara comunione di vita e arte. Nel corso degli anni Settanta cambia il suo nome in Junie Russo, quindi incide alcuni brani a tiratura limitata per piccole etichette discografiche. Nel corso della sua carriera stringe diversi sodalizi artistici, tra cui quello con il cantautore siciliano Franco Battiato.

Il primo disco e “Un’estate al mare”

Il primo album è interamente in inglese ed esce nel 1975: è “Love is a woman“, oggi una vera chicca per i collezionisti. Tutti i brani sono firmati da Giuni e Maria Antonietta. Utilizza per la prima volta il nome d’arte Giuni Russo nel 1978 e ottiene un buon riscontro con il 45 giri “Soli noi/La chiave“, con cui si afferma anche nel mercato francese.

Pubblica nel 1981 “Energie“, ma il grande successo arriva un anno dopo, nel 1982, grazie al singolo “Un’estate al mare“. Questo brano le consegna la vittoria al Festivalbar, raggiunge i vertici delle classifiche, rimanendovi per mesi, e la fa conoscere al grande pubblico.

Dopo questo successo viene ripubblicato Energie. Il clamoroso successo del brano, se da un lato le conferisce una grande notorietà, dall’altro tende a condizionarne la carriera. Non è un’impresa semplice, infatti, mantenere l’equilibrio tra la popolarità e la voglia di ricerca e sperimentazione musicale che è una costante nel suo percorso artistico.

Le successive incisioni sono “Vox” (1983), “Mediterranea” (1984), “Giuni” (1986) e “Album” (1987). Questi lavori rivelano un’artista in continuo divenire, capace di fondere la cantabilità facile delle hit (Good Good Bye, Sere d’Agosto, Limonata Cha Cha Cha, Mediterranea, Alghero, Adrenalina) con sperimentalismo vocale e strumentale.

È nel 1988, con l’album “A casa di Ida Rubinstein“, che arriva la definitiva svolta: si chiude la fase “leggera” di Giuni Russo e ne ha inizio una di contaminazioni originali e sorprendenti. La cantante, così, esegue note, arie e romanze di Bellini, Donizetti e Verdi. Si dedica a un repertorio che ne conferma la naturale vocazione verso l’avanguardia e la consacra come prima ed unica interprete di “musica di confine”.

La pubblicazione di questo album la vede impegnata in seguito in prestigiosi tour con enti lirici e culturali. Lo sperimentalismo, tuttavia, non è in linea con le richieste delle case discografiche, con le quali i rapporti diventano più difficili. Nel 1992 Giuni Russo pubblica “Amala“, una raccolta di successi con due inediti: “Amala” e “Alla spiaggia dell’amore“.

Esce nel 1994 un album del tutto inedito: si intitola “Se fossi più simpatica sarei meno antipatica” ed è una originale operazione di rilettura di un testo di Ettore Petrolini, da cui è estratto il singolo “Fortunello”. La cantante segue un percorso sempre più personale e collabora con scrittori e poeti. Si dedica allo studio di testi sacri antichi, tiene concerti, compone brani.

Giuni Russo si avvicina alla spiritualità carmelitana e comincia ad appassionarsi alle figure di Santa Teresa D’Avila, Edith Stein e San Giovanni della Croce. I loro scritti sono per lei una fonte di continua ispirazione.

Il 1997 la vede impegnata in teatro con Giorgio Albertazzi e a cantare versi di Jorges Luis Borges nello spettacolo di musica e poesia contemporanea “Verba Tango“. Pubblica, inoltre, il singolo “Gabbiano”, anteprima di un progetto discografico dal titolo “Gelsomini d’Arabia”. Esce nel 1998 il primo album live: “Voce Prigioniera”.

Arriviamo così agli anni Duemila. Nel 2002, dopo un’assenza di quattro anni dal mercato discografico, anni in cui si dedica a un’intensa attività live, pubblica “Signorina Romeo live”. Si tratta di una selezione di brani eseguiti durante i concerti degli anni precedenti. Nel 2003, invece, avviene il grande ritorno: Giuni Russo partecipa al 53esimo Festival di Sanremo con “Morirò d’amore”, il brano che dà il titolo al suo nuovo album.

Esce nello stesso anno “Irradiazioni”, con i singoli “Gabbiano“, “Fonti Mobili” e il brano inedito “Voce che grida”, oltre alle nuove versioni dei suoi grandi successi. Alla fine del 2003 è la volta di “Demo De Midi”: 14 brani inediti, incisi in versione demo negli anni Ottanta e Novanta. Segue “Napoli che canta“, nel 2004: una suite musicale per il film omonimo (1926) di Roberto Leone Roberti.

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre del 2004 Giuni Russo muore nella sua casa di Milano. Dall’anno seguente inizia la valorizzazione del suo immenso repertorio artistico. Maria Antonietta Sisini fonda l’Associazione GiuniRussoArte, il cui unico scopo è la promozione e la tutela del patrimonio artistico di Giuni.

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