La Grotta dei Ladroni è una delle grotte di scorrimento lavico dell’Etna. È nata, quindi, dall’esaurirsi di una colata lavica che vi scorreva all’interno. Si trova in Piano delle Donne, nei pressi del rifugio Citelli e deve il suo nome a una leggenda che si racconta nei paesi vicini.

A quanto pare, la Grotta dei Ladroni veniva utilizzata, nella seconda metà del XVIII secolo come rifugio da una banda di briganti. Si dice che i loro nomi fossero Don Carmelu, u zzu Cicciu Lera, u zzu Concettu Spotu e u zzu Cola, e che tutti provenissero da Palermo.

I ladroni e la grotta

I quattro, sebbene molto audaci, non erano fortunati. Quella combriccola avrebbe dotato la grotta di Piano delle Donne di alcuni insoliti accorgimenti, ben visibili ancora oggi. La cavità ha due ingressi, quindi le sale sotterranee sono più accessibili e anche utilizzabili – all’occorrenza – per darsi alla fuga eludendo eventuali sorveglianti.

L’ingresso a monte ha una piccola, ma pittoresca, scalinata, con una dozzina di ripidi gradini intagliati nella rocca. L’altro ingresso è molto suggestivo e si apre in fondo a uno stretto scivolo artificiale. Questo piano inclinato, secondo i racconti popolari, sarebbe servito per far accedere alla grotta anche cavalli e muli, poi inghiottiti dalle viscere della terra.

Nella Grotta dei Ladroni ci sono anche tre strani pozzi, che la mettono in comunicazione con la superficie del terreno soprastante. Queste strutture sono distanziate l’una dall’altra di circa 9 metri e sono state realizzate con grande cura.

I pozzi e lo scivolo furono costruiti probabilmente nel 1776, come sembra suggerire la data grossolanamente incisa nell’architrave roccioso che sovrasta l’ingresso in fondo allo scivolo. Ma per quale motivo vennero costruiti? La fantasia popolare ha una risposta per tutto e scioglie prontamente ogni enigma. Si dice che i briganti, se inseguiti, avrebbero fatto cadere il bottino in tali pozzi per poi recuperarlo una volta liberatisi dagli inseguitori.