Tra Palermo, Favara e Gibellina, la Sicilia occidentale sta riscrivendo il proprio futuro culturale. Lo racconta anche il Guardian, che dedica all’isola un ritratto in cui l’arte contemporanea non è decorazione, ma strumento concreto di rinascita.
Qui l’arte diventa rigenerazione urbana, memoria condivisa, sviluppo economico. Senza rimuovere le ferite del passato, ma convivendoci.
Un territorio che sceglie l’arte
Negli ultimi anni la Sicilia occidentale si è imposta come uno dei luoghi più vitali dell’arte contemporanea in Italia. Non per moda, ma per necessità.
Città e borghi segnati dall’abbandono hanno trovato nell’arte un modo per riattivare ciò che esisteva già: edifici vuoti, architetture dimenticate, spazi rimasti in sospeso per decenni. L’arte entra, riapre, restituisce senso. Gibellina, prima Capitale italiana dell’Arte Contemporanea, è il simbolo più chiaro di questo percorso.
Palermo, oltre le cartoline
Come riporta il Guardian, da piazza Quattro Canti al Teatro Massimo via Maqueda è un fiume continuo di turisti, venditori di succo e tavolini all’aperto.
In mezzo a questo flusso, è facile passare oltre il civico 206 senza notarlo. Eppure, dietro un portone ad arco segnato da una croce in pietra annerita, si apre il Convento dei Crociferi: chiuso per trent’anni, oggi simbolo di una Palermo che prova a rinascere attraverso l’arte e la cultura.
Andrea Bartoli e Florinda Saieva hanno restituito vita all’edificio, trasformandolo nel Museum of World Cities, nuovo spazio artistico di Palermo, con apertura prevista per la fine di febbraio. Un luogo incantevole con un chiostro e un cortile verde tra palme e banani, che al primo piano ospita una mostra dedicata al cambiamento delle città. “Le città cambiano perché le persone le fanno cambiare”, racconta Bartoli. È la stessa idea che, da anni, guida Farm Cultural Park.
Favara, il laboratorio della rinascita
Dal 2010 Farm Cultural Park ha avviato a Favara un processo di rigenerazione urbana che ha cambiato il destino della città. Ex centro minerario dello zolfo, segnato dallo spopolamento, Favara era fatta di palazzi fatiscenti e strade svuotate.
Oggi è una casbah colorata di studi d’artista, spazi espositivi, residenze e caffè. I numeri raccontano il cambiamento: prima esisteva un solo hotel con sei camere, oggi i posti letto turistici sono circa 600. Favara non è più solo un luogo da attraversare. È diventata una destinazione.
Bartoli mantiene uno sguardo realistico. “Quello che è successo a Favara è stato un miracolo. Ma non puoi mettere dell’arte in un luogo e sperare che risolva tutto”. L’arte non sistema sanità o scuola. Può però attrarre persone, creare lavoro, rendere desiderabile tornare a vivere in un territorio. È in questo spazio che si inserisce la rinascita culturale siciliana, alimentata anche dalla riconversione di chiese, carceri e conventi dismessi.
Nuovi spazi creativi a Palermo
Nei pressi del porto, un altro tassello di questa rinascita culturale prende forma all’interno della chiesa sconsacrata di San Mamiliano. Qui la Fondazione RIV ha trasformato interni bui e carichi di storia in uno spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea. L’ambiente è volutamente immerso nell’oscurità: affreschi e arazzi decorativi vengono lasciati in penombra per far emergere con maggiore forza le opere, creando un dialogo teso e silenzioso tra passato e presente.
Poco distante, nel cuore della Vucciria, la stessa energia creativa anima All, lo studio e incubatore per artisti e curatori fondato da Cristina Giarnecchia e Adriano La Licata. Nato dalla riconversione di un deposito inutilizzato e di un ex magazzino, All è uno spazio flessibile e aperto, pensato per la produzione, la ricerca e la sperimentazione. In una delle zone più fragili e stratificate della città, questi luoghi raccontano una Palermo che sceglie di reinventarsi ogni giorno.
Gibellina, l’arte come identità urbana
Fuori Palermo, Gibellina è una tappa fondamentale. L’arte accoglie già all’ingresso della città: la Stella d’ingresso di Pietro Consagra sovrasta la strada. Dopo il terremoto del 1968, che distrusse il centro storico, Gibellina è stata ricostruita altrove, affidando la propria identità a una visione culturale radicale.
Il sindaco Ludovico Corrao invitò artisti e architetti a reinventare la città. Ne nacque un tessuto urbano fatto di edifici postmoderni, sculture e mosaici. “L’idea era che gli artisti vivessero qui e lavorassero con la comunità”, racconta Antonella Corrao, oggi alla guida della Fondazione Orestiadi. “Gibellina non è mai stata un luogo dove l’arte viene mercificata”.
Il riconoscimento ufficiale da parte del governo segna una svolta. La nomina a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea punta a riportare vitalità in una città rimasta a lungo fuori dai circuiti turistici tradizionali.
Un ex centro civico progettato da Nanda Vigo è diventato una residenza per artisti e performer. Il Giardino Segreto I-II di Francesco Venezia è stato ripulito. La Torre Civica di Alessandro Mendini tornerà a diffondere musica nel 2026. Per Antonella Corrao non è un traguardo, ma un inizio. “Un sogno diventa reale quando l’arte diventa anche un motore economico per il territorio”.
L’ex carcere di San Vito e la memoria che resta
Prima monastero, poi prigione fino al 1996, l’ex carcere di San Vito ad Agrigento conserva strati di storia. Le celle dei monaci sono oggi spazi espositivi. Sui muri restano i segni dei detenuti: risultati di partite, ritagli di riviste, un poster di Robbie Williams. “C’è una memoria collettiva fortissima legata a questo luogo. “Non vogliamo cancellarla””, spiega l’architetta Lorena Caruana.
Qui l’arte non copre e non rimuove. Dialoga. Riattiva borghi e territori senza soffocare la storia che li attraversa. È così che la Sicilia occidentale sta costruendo una nuova identità culturale, capace di guardare avanti senza dimenticare da dove viene.
