Se ne sente parlare sempre più spesso e ormai lo vediamo quotidianamente dal panettiere, ma non riesce a convincere tutti: il pane nero al carbone vegetale, prodotto definito salutista e salutare, è finito più volte sulle pagine dei giornali ed oggi vedremo di capire perché.

Come ricordato da Il Fatto Alimentare, il pane nero al carbone vegetale, in realtà, è frutto dell'aggiunta di un additivo, una polvere ottenuta da legno carbonizzato, utilizzabile come colorante ai sensi del regolamento CE 1333/2008 o come intagratore alimentare sotto forma di pillole (regolamento UE 432/2012). Il carbone vegetale non è un ingrediente e il pane nero in realtà sarebbe soltanto pane colorato con una cenere particolare. Il carbone vegetale ha come pregio la possibilità di ridurre la flatulenza post prandiale e, per questo, lo si può assumere dietro parere medico, come integratore: sull'etichetta, però, deve essere specificato che "l'effetto benefico si ottiene con l'assunzione di 1 grammo almeno, 30 minuti prima del pasto e di un altro subito dopo il pasto".

In una nota del 22 dicembre 2015 il ministero della Salute ha ribadito che è ammissibile utilizzare il carbone vegetale come additivo colorante nelle quantità ammesse dal regolamento 1333/2008 per prodotti di panetteria "fine", come fette biscottate, brioche e dolci. Non sarebbe quindi ammissibile chiamare il pane nero "pane", né si dovrebbe etichettare come tale. Non sarebbe neanche possibile aggiungere informazioni relative a eventuali effetti benefici del carbone vegetale "per l'organismo umano, stante il chiaro impiego dello stesso esclusivamente quale additivo colorante".

Come si legge in un articolo pubblicato da Giornalettismo:

In sostanza, il pane nero non è pane. E il carbone vegetale serve solo a prevenire le flatulenze post prandiali. Il colorante vegetale in questione è indicato dalla sigla E153, un prodotto quindi certificato in Europa ma che non viene usato negli Stati Uniti. La Food and Drug administration  ha vietato l’uso alimentare a causa della presenza nel carbone vegetale di benzo[a]pirene, idrocarburo policiclico aromatico della classe dei benzopireni, una delle prime di cui sia mai stata accertata la cancerogenicità. Disciolta in acqua, è tra le sostanze più pericolose. Il limite di concentrazione è di 0,01 µg/l secondo il DL 31/2001. La sostanza è presente nel fumo di sigaretta, nei gas di scarico dei motori diesel e nelle carni bruciate essendo fonte della combustione di materia organica.

PANE NERO: LE QUANTITÀ GIORNALIERE RACCOMANDATE

L’EFSA non nega che il prodotto non sia cancerogeno ed anzi raccomanda che venga specificata la pericolosità della sostanza. Vengono anche proposti dei limiti massimi giornalieri consigliati di consumo del colorante E153 sia per bambini sia per adulti. Nel primo caso è opportuno consumare una media compresa tra 3 e 29.7 milligrammi per chilo mentre per i secondi è opportuno avere una media di 3,8 milligrammi per chilogrammo. È inoltre necessario sapere che il carbone vegetale è ottenuto dal legno bruciato di pioppo, salice e betulla o dai gusci e dei noccioli di frutta a una temperatura di massimo 600 gradi in un’atmosfera povera d’ossigeno, quindi con una fiamma nulla.