Foto di Isabella Libro.Salina è il secondo più grande atollo delle isole Eolie, sia per estensione che per popolazione. È stata formata da sei grandi vulcani, e il suo nome deriva da un laghetto dal quale si estraeva il sale.


Della natura antica di Salina, restano evidenti le sommità spente e non più coniche dei vulcani che la formarono, fatta eccezione per il monte Fossa delle Felci e il monte dei Porri, che diedero il primo nome all’isola. Secondo i Greci, Salina era infatti Didyme, ovvero ‘gemella’, come i suoi due monti.
Il suo secondo nome, l’isola lo deve a un piccolo specchio d’acqua in località Lingua, presso il Comune di Santa Marina di Salina; qui, una volta veniva estratto il sale marino, la cui commercializzazione si rese ben presto parte delle attività economiche della popolazione isolana. Oggi, il lago viene utilizzato come luogo di ristoro e sosta, per i molti uccelli migratori che ne attraversano i cieli.

I suggestivi resti della storia vulcanica di Salina, sono soprattutto visibili circumnavigandola con un imbarcazione: caratteristiche sono le formazioni selvagge delle rocce dello Scoglio Cacato, oppure delle formazioni in pietra di Capo Faro e di Torricella; oltre al Faraglione di Pollara, allo scoglio dell’Ariana, fino alla singolare spiaggetta nera, sempre in località Rinella.
Ma gli scavi archeologici effettuati sull’isola, hanno portato alla luce una serie di reperti storici, che hanno trasformato l’atollo siciliano anche in un luogo ricco di storia e di interesse culturale. Situabili entro l’Età del Bronzo, sono le testimonianze evidenti scoperte in località Portella, dove presso l’ex villaggio preistorico, composto da ben 25 capanne scavate nella roccia, sono stati ritrovati una miriade di utensili e oggetti di uso quotidiano, ma anche arredi, frammenti di vasellame, e ceramiche micenee, a documentare i rapporti di Salina con altri popoli.

In località Barone, è possibile diventare protagonisti di un’escursione che ci riporta indietro nel tempo, dal VI secolo fino al II secolo a.C.
Si tratta di un sito d’epoca Romana, in cui risultano evidenti ancora i resti del termarium e, grazie alla presenza del laghetto di sale di frazione Lingua, anche di un impianto volto alla salatura del pesce. Con tutta probabilità, i bagni imperiali, portati alla luce dall’archeologo Paolo Orsi nel 1928, vennero edificati su un abitato di impianto ellenistico e poi convertiti per la lavorazione dei prodotti ittici.
In località Mastrognoli, Serro Perciato e Vallone Castagno, risultano subito evidenti i resti di un’antica necropoli, con tombe a grotticella scavate nel tufo; lungo il sentiero, anche canaletti volti alla raccolta dell’acqua piovana. Molti i resti dissotterrati presso Mastrognoli: quali frammenti di vasellame da cucina e anfore, mentre tra Serro Perciato e Vallone Castagno è stato scoperto ciò che resta di antiche pitture rupestri; qui, si insediarono i Saraceni durante il periodo della conquista araba di Sicilia, e si rifugiarono gli abitanti di Lipari durante l’eruzione di monte Pelato, nell’VIII secolo d.C.

Ma Salina è anche conosciuta per il suo mare limpido, che per la sua nitidezza e pulizia si è aggiudicato le 5 vele di Legambiente, e per la sua rigogliosa e spontanea vegetazione, che le ha fatto guadagnare l’appellativo di ‘isola verde’. Tra i percorsi costieri di macchia mediterranea, caratterizzati da ginestra e corbezzolo, ma anche da pini marittimi e castagni secolari, si arriva fino alla vetta del monte più alto dell’intero arcipelago. Fossa delle Felci, con i suoi 962 metri, non è solo il luogo ideale di intere distese dell’omonima pteridofita, ma anche per i molti uccelli che popolano l’isola. Tra formazioni endemiche di limonio e fiordaliso delle Eolie, ecco infatti apparire conigli selvatici, ghiri e lucertole; mentre i cieli di Salina sono popolati da volatili, sia stanziali che migratori, come la poiana, il gheppio, il falco grillaio e da rari esemplari di Falco della Regina.

Per la sua unicità paesaggistica, l’isola di Salina è, insieme agli altri atolli delle Eolie, un “Patrimonio dell’Umanità” UNESCO; nel 1994 è stato scelto da Michael Radford come set del film “Il postino”, e negli anni Ottanta è stata eletta per la realizzazione del primo parco regionale.

 Autore | Enrica Bartalotta