Cosa sono le jastimi siciliane?

  • Approfondiamo un interessante aspetto della cultura popolare siciliana, addentrandoci in un territorio decisamente delicato e, a tratti, anche un po’ spaventoso.
  • Il termine jastimi viene utilizzato con il significato di “imprecazione” nella nostra lingua.
  • Secondo credenza popolare, un’imprecazione può raggiungere il destinatario solo se pronunciata in particolari condizioni: ecco quali sono.

L’antica saggezza popolare siciliana è fatta di luci e ombre. D’altronde, è una perfetta rappresentazione della vita e di tutti i suoi aspetti, tanto positivi, quanto negativi. Un proverbio sentenzia: “Li jastimi ca vera raggia di cori jùincinu“, cioè: “Le imprecazioni formulate con la vera rabbia nel cuore, giungono a destinazione”. Il termine siciliano “jastima” o “gastima” deriva molto probabilmente dallo spagnolo “lastimar“, cioè “ferire/fare male”. Vi sono diverse superstizioni legate alle imprecazioni, che incrociano sacro e profano. Nella cultura più tradizionale della Sicilia, c’è un forte legame con questo tipo di affermazioni, che tuttavia, nella maggior parte dei casi, non vengono certo lanciate per fare male a qualcuno, ma piuttosto per esternare rabbia e frustrazione.

Gli effetti di una jastima

Nell’antichità di riteneva che le jastimi avessero una potenza misteriosa e che davvero potessero avere un effetto sul destinatario, soprattutto quando partivano da una rabbia sincera. Quando accadeva qualcosa di brutto, infatti, si era soliti dire: “E chi fu, jastima mannata?” (“E cosa è stata, un’imprecazione mandata?”). Esistono vari modi di reagire di fronte alle maledizioni altrui. Si può, ad esempio, rimanere impassibili, replicando con un saggio proverbio siciliano: “Li jastimi su’ di canigghia! Cu’ li jetta si li pigghia” (“Le imprecazioni sono come la crusca: chi le manda se li riprende”).

Come annullare l’effetto delle jastimi

Saggiamente, c’è anche chi pensa che schernire una persona sia molto più efficace che maledirla: “Lu gabbu junci, la jastima no” (“Lo scherno arriva, l’imprecazione/maledizione no”). Di fronte ad alcune jastimi, però, non c’è logica che tenga: la tradizione popolare, infatti, temeva più della peste le imprecazioni lanciate da una madre. Il motivo è semplice: per arrivare a imprecare contro un figlio, vuol dire che deve aver fatto qualcosa di veramente terribile.

Per fortuna, comunque, esistono anche alcuni mezzi per poter neutralizzare le maledizioni. Quando se ne sente una, bisogna immediatamente pronunciare, per tre volte di seguito: “Acqua e sali!” e sputare tre volte in aria. Al di là della jastima e dei modi di annullarla, c’è una sola cosa da fare per essere veramente al sicuro: non maledire nessuno e limitare le imprecazioni il più possibile. Non si sa, infatti, quali possano essere i reali effetti (è una situazione del tipo “Non è vero, ma ci credo!”).

Articoli correlati