Canzoni popolari Siciliane: il canto del Carrettiere.

  • Il folklore della Sicilia è ricco di canzoni legate agli antichi mestieri.
  • Questi canti, un tempo, servivano a rendere più sopportabili le ore di pesante lavoro e a farle scorrere un po’ più velocemente.
  • Il carrettiere percorreva lunghe distanze, per lo più da solo, e la sua stessa voce era una compagnia.

La musica popolare della Sicilia è ricca di antichi canti strettamente connessi con i mestieri della tradizioneLa Canzuna di Carritteri è un’espressione del folklore. I carrettieri erano soliti intonare melodie durante le loro giornate di lavoro: era un modo per tenersi compagnia durante i lunghi tragitti e, quando incrociavano un altro carrettiere, lo salutavano con uno dei versi. Quando ancora non vi erano i moderni mezzi di trasporto, il carrettiere viaggiava e lavorava per conto terzi. Potevano essere proprietari terrieri, commercianti o costruttori. In alcuni casi lavorava in proprio, cioè comprava e rivendeva la merce.

Generalmente, era il proprietario del carretto e del mulo (o del cavallo). Alcuni carrettieri erano alle dipendenze di un altro carrettieri, che possedeva più mezzi e cavalli. Le forme di retribuzione andavano dal pagamento della giornata lavorativa, al pagamento basato su distanza, pericolosità del tragitto o merce trasportata. Di solito, il pagamento alla giornata era quello più vantaggioso. Lungo il tragitto, ‘u carritteri poteva conoscere paesi e incontrare gente. Aveva grande capacità di adattamento e, per svolgere al meglio il suo lavoro, doveva essere dotato di un forte spirito di osservazione. Nella Canzuna di Carritteri, il protagonista pensa alla sua amata. È un canto d’amore, quindi, che scaturisce dal cuore. Si tratta anche di un modo per spronare il cavallo a procedere, nonostante la fatica.

Canzuna di Carritteri Testo

Tira mureddu miu, tira e camina, 
cu st’aria frisca e duci di la chiana, 
lu scrusciu di la rota e la catina, 
ti cantu sta canzuna paisana. 
Ritornello: Amuri, amuri miu, ppì ttia cantu, 
lu cori nun mi duna cchiù abbentu. 
Acchiana, cavadduzzu miu, 
avemu tanta strata ancora di fari. 

Tu si di Chiazza e iu di Mazzarinu, 
l’amuri ‘nni facemu di luntanu, 
e quannu sugnu, amuri, a tia vicinu, 
ti cantu e sono ccù lu marranzanu. 
Ritornello: Amuri, amuri miu, ppì ttia cantu,

Cavaddu curaggiusu e vulinteri, 
puru supra a luna pozzu acchianari. 
acchiana ca ‘dda cc’è 
la me bedda affacciata. 
Ritornello: Amuri, amuri miu, ppì ttia cantu,
Chistu è lu cantu di lu carritteri, 
ca nuddu, nuddu si lu po’ scurdari. 
Cantu canzuni di milli maneri, 
canzuni ca vi fannu ‘nnammurari. 
Acchiana, cavaddu, 
ca semu arrivati.

Foto: Alessia Schembri

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