Il periodo iconoclasta che funestò per più di un secolo il mondo bizantino, ebbe il suo inizio di lotte e persecuzioni con l’editto di Leone III l’Isaurico nell’anno 726 dì Cristo.
Risalgono a quel tempo, le prime migrazioni in massa di monaci orientali sulle coste di Sicilia, dove i padri trovarono ospitalità e riposo.
In quella lontana epoca, tutte le Chiese dell’Impero d’Oriente, erano in preda della feroce soldatesca, che atterrava le immagini, con uno zelo degno di migliore causa.
Narra la tradizione; che un gruppo di soldati risparmiò dopo averla spezzata, una bellissima statua della Vergine Santissima; ma temendo rappresaglie e punizioni da parte dei capi, depose in una cassa di cedro la parte superiore del sinulacro, gettando il tutto in mare. La cassa, con la SS. Vergine intatta e non corrosa dall’acqua marina, approda felicemente sulla costa orientale sicula ed è raccolta, dai Padri Calogeriani di S. Basilio che la portano in trionfo, diffondendone il culto nell’intera isola sotto il titolo di Madonna di Odigitria o dell’Itria (dal Greco Idros acqua).
Questo culto sicilianissimo è antico; si riconnette all’importanza vitale e indispensabile che l’elemento acqua ha per la vita di tutti gli esseri e di tutte le cose.
Ancora oggi, in Sicilia; esistono le processioni di penitenza, costituite da confraternite e popolo, che salmodiando invocano dall’onnipotente, il prezioso elemento per regolare equamente la fecondazione delle messi e dei raccolti minacciate da siccità o da eccessive precipitazioni.
In molti centri dell’Isola, si prega per la pioggia, portando in giro per le vie cittadine, il simulacro della Madonna sicilianissima dell’Itria, che si presenta con le mani alzate al cielo invocando per i suoi figli l’acqua.
Il popolo, fanatico e tradizionale, ripete senza distinzione di sesso e di età, una nenia con bellissime e commoventi parole: SIGNURUZZU CHIUVITI CHIUVITI LI LAVUREDDA SU MORTI DI SITI (Onnipotente dateci la pioggia lenta e continua, i frumenti sono assetati e stanno per morire).
Mentre nel caso inverso, se la pioggia è stata molta l’invocazione all’Onnipotente impora: SIGNURUZZU SCAMPATI SCAMPATI LI LAVUREDDA SU MEZZI AMMARGIATI (Onnipotente smettete di piovere i frumenti sono in grave pericolo per l’abbondanza di acquache ha reso il terreno paludoso).
La cittadina agricola di favara, in provincia di Agrigento, devotissima alla Vergine dell’Itria per regolare le benefiche pricipitazioni atmosferiche, organizza processioni del genere e trasporta dalla Chiesa periferica della Madonna dell’Itria, il simulacro sino alla Chiesa Madre, dove per l’occasione si prega e si ottiene quasi sempre la grazia richiesta. Non è raro il caso; che la statua della Vergine, rimanga in Cattedrale sino che la pioggia o la cessazione di essa avvenga.
Narrano testimoni oculari e vecchi, che nei periodi di lunga siccità, quando il raccolto è fortemente minacciato; la deputazione degli anziani, decide l’intervento della Madonna dell’Itria, la preghiera calda e sincera delle masse oranti per le vie cittadine, determina qualche volta il fenomeno immediato della pioggia, ed il popolo non curante dell’acqua che lo investe, si bea esaltandosi sempre al contatto di quell’elemento.
Favara celebra la festa ufficiale della sua Madonna, per la Domenica in Albis e cioè per il ritorno della primavera apportatrice di vita e di amore.
Quasi tutte le città di Sicilia, hanno se non una Chiesa per lo meno un altare sotto il titolo di Madonna dell’Itria, così Palermo che vanta in via Alloro, un antico oratorio detto dell’Itria o dei Cocchieri perchè la Vergine è inoltre protettrice per un buon viaggio.
Anche Roma, la capitale del mondo Cattolico, ha una chiesa sotto questo titolo sia in Via del tritone, 81, fondata nel 1596 dal sacerdote Don Matteo Catalano confratello siculo, dove sul frontone d’entrata, si legge: Proprietas Siculorum – restaurata anno 1914.
Il popolo di Sicilia fedele alle sue millenarie tradizioni, non ha rinunziato ai valori spirituali, che sintetizzano i miti ed esaltano le usanze tramandate dalle generazioni. Le antiche civiltà dell’Isola, hanno lasciato impronte indelebili che con l’avvento del cristianesimo si sono modificate e adattate ai nuovi tempi, conservando la loro profonda essenza esoterica, Lode al Creatore e rispetto solenne alle forze occulte della natura.

Fausto Renda