Il termine “tamarro” è ampiamente utilizzato in tutta Italia, per indicare una persona rozza, ma non solo. Può essere tamarro chi veste in un certo modo non proprio elegante o anche chi ascolta determinata musica. Non viene inteso proprio come un complimento: è tamarro, ad esempio, chi ascolta le sue canzoni preferite a un volume eccessivo, chi parla a voce alta e in modo sguaiato.

Se tutti, ormai, conoscono il significato della parola tamarro, in pochi sanno da dove deriva. Vi starete sicuramente chiedendo cosa c’entri la Sicilia e la risposta è presto detta.

Anzitutto, le origini di questa parola sono mediorientali. Nella cultura e nella lingua araba, infatti, il “tammar” era il mercante di datteri maturi. Un personaggio, dunque, di estrazione sociale solitamente bassa, il cui mestiere era umile, lontano dall’arte e dalla letteratura.

La parola, partendo da quel significato, si è poi diffusa anche in Sicilia, iniziando a indicare più genericamente i villani, cioè coloro che abitavano in campagna. Da qui la – poco cortese – associazione di idee con qualcuno molto rozzo.

L’etichetta di tamarro viene affibbiata ancora oggi, ma ha poco a che vedere con gli abili coltivatori della terra!

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