ImmagineCon il si’ dell’aula di Montecitorio la riforma della legge elettorale muove il primo passo in Parlamento, in attesa che nelle prossime settimane se ne occupi il Senato. Ed e’ li che si capira’ davvero se l’accordo tra Renzi e Berlusconi sull’Italicum reggera’ fino in fondo. Il nuovo sistema di voto, pensato solo per la Camera, e’ un proporzionale con premio di maggioranza e ballottaggio eventuale che mantiene pero’ le liste bloccate (anche se molto corte).

1394621786-camera-approva-italicumI VOTI ALLA CAMERA – Il patto tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi sulla legge elettorale passa solidamente anche la prova del voto finale in Aula alla Camera. Dai tabulati della votazione sull’Italicum, infatti, emerge che sono mancati soltanto 24 votiall’asse Pd-Fi-Ncd che ha portato avanti la riforma elettorale: di questi 23 sono del Pd (9 in missione, 14 assenti al momento del voto). Tra le assenze critiche nei democratici ci sono quelle di Rosy Bindi e Francesco Boccia, che risultano entrambi in missione. Mancano all’appello i lettiani Anna Ascani, Marco Meloni e lo stesso Enrico Letta. Non votano l’Italicum anche Pippo Civati e la bersaniana Enza Bruno Bossio. Poi Sofia Amoddio, Maria Antezza, Antonio Decaro, Francesca La Marca, Antonio Misiani, Sara Moretto, Michele Pelillo e Dario Nardella, ormai impegnato a Firenze. Dario Franceschini è ancora convalescente. I sì dovevano essere 389 (293 del Pd, 29 di Ncd e 67 Fi) in quanto sottoscrittori del patto che hanno annunciato oggi il loro voto a favore. Sono stati invece 365. Meno positivi invece i numeri della maggioranza di governo, che oggi ha perso i sì di Popolari per l’Italia e Scelta Civica che hanno deciso di astenersi chiedendo modifiche al Senato. Perde 72 voti invece la maggioranza di governo nel voto finale sull’Italicum: se dai 365 voti favorevoli all’Italicum si tolgono i 59 sì di Forza Italia restano ‘soltanto’ 306 sì dai partiti di maggioranza contro i 378 del giorno della fiducia ottenuta il 25 febbraio dal governo Renzi. Un assottigliamento dovuto all’astensione di Scelta Civica e Popolari per l’Italia e al no di Centro democratico.

elezioniSOGLIE DI SBARRAMENTO – Sono tre le soglie di sbarramento che la nuova legge stabilisce: una per le coalizioni al 12 per cento; una per i partiti coalizzati al 4.5 per cento; la terza per i partiti che corrono da soli all’8 per cento. Le soglie sono uno dei punti piu’ contestati dai partiti piu’ piccoli visto che i loro voti, se in coalizione, contribuiranno all’ottenimento del premio di maggioranza ma non prenderanno seggi senza superare il 4.5 per cento. Considerato troppo alto lo sbarramento per le forze politiche che non fanno alleanze.

LISTINI BLOCCATI E MULTICANDIDATURE – Le liste restano bloccate (l’aula ha bocciato tutti gli emendamenti sulle preferenze comprese quelle di genere). Saranno pero’ listini molto corti con un minimo di tre e un massimo di sei candidati. La parita’ tra uomo e donna, pur essendoci una norma sul 50 e 50 nelle liste, resta comunque disattesa perche’ gli aspiranti parlamentari saranno inseriti in base al principio di due candidati di un genere alternati al candidato del genere opposto. Le donne contestano il fatto che non essendoci quote rosa garantite per i capilista non saranno equamente rappresentate come gli uomini visto che in genere sono i primi della lista a poter contare su un’elezione sicura. Possibili le pluricandidature (che avvantaggiano i leader) ma fino a un massimo di otto.

PREMIO DI MAGGIORANZA FISSO E BALLOTTAGGIO EVENTUALE – Il sistema elettorale resta di base proporzionale ma con un premio di maggioranza che verra’ attribuito al primo turno alla lista o alla coalizione che otterranno il 37 per cento al primo turno. Nel caso in cui nessuno raggiunga tale soglia si andra’ al ballottaggio. Il bonus di maggioranza non potra’ mai portare i vincitori oltre il 55 per cento dei seggi (pari a 340 deputati al primo turno; al secondo turno i seggi per chi si afferma primo si abbassano a 327).

ELEZIONI, ANNULLATE COMUNALI MESSINA 2005: SI TORNA A VOTARECOLLEGI PLURINOMINALI – Le circoscrizioni saranno sostituire da 120 collegi plurinomminali, corrispondenti grosso modo alle Province attuali. Sara’ il governo, con una legge delega, a disegnarle entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge.

L’ALGORITMO CHE NON PIACE AI PICCOLI –La formula matematica, il cosiddetto algoritmo, che trasforma i voti in seggi non piace ai partiti minori che parlano di soluzione algebrica che avvantaggia i piu’ grandi (rendendo l’Italicum molto vicino alla spagnolo). I ‘piccoli’ inoltre sostengono che l’alogritmo scelto dalla maggioranza rendera’ per loro casuale l’assegnazione dei seggi.

LA LEGGE VALE SOLO PER LA CAMERA – La nuova legge varra’ solo per la Camera sul presupposto che il Senato, dopo il percorso di riforme istituzionali e costituzionali, verra’ trasformato in Camera delle Regioni. Si anticipa cosi’, per via elettorale, una sorta di monocameralismo. Nel caso si arrivi a elezioni anticipate si creera’ pero’ il paradosso che i deputati veranno eletti con l’Italicum e i senatori con un metodo proporzionale puro, ossia la legge rimasta in piedi dopo la sentenza della Corte costituzionale (il cosiddetto ‘Consultellum’).

NIENTE RACCOLTA FIRME PER GRUPPI NATI PRIMA DEL 1 GENNAIO 2014 – Approvata una norma che il Movimento 5 stelle ha gia’ ribattezzato salva Fdi, Ncd e Per l’Italia. Si tratta dell’esonero dalla raccolta firme necessarie per presentare le liste elettorali per i partiti che alla data del primo gennaio 2014 hanno formato un gruppo in almeno una delle due Camere.

SENATO: SCHIFANI COMUNICA ALL'AULA SCIOGLIMENTO CAMEREI NODI DA SCIOGLIERE AL SENATO – Le questioni che restano irrisolte, e di cui dovra’ occuparsi Palazzo Madama, sono la parita’ di genere e il Salva-lega. Le donne hanno condotto una battaglia durissima per avere le quote rosa. Non e’ passata nemmeno (anche se per soli 20 voti) la doppia preferenza di genere. Il Partito democratico ha pero’ assicurato le sue deputate sul fatto che a Palazzo Madama ci sara’ una discussione sul tema. Le donne di Forza Italia, dal canto loro, continueranno con il pressing su Silvio Berlusconi per avere una sua apertura. L’altro tema irrisolto, che riguarda piu’ che altro il rapporto tra Fi e Carroccio, e’ il cosiddetto salva-Lega. Il partito di Matteo Salvini afferma di non averlo mai chiesto. Il capogruppo azzurro alla Camera, Renato Brunetta, ha spiegato pero’ che c’e’ un’intesa di massima anche con il Pd per approvarlo al Senato.

Peppe Caridi