528253_566365066764389_410753566_nLa Lenticchia di Villalba è un legume tipico siciliano.

E' caratterizzata dal possedere un seme grande, macrosperma, di colore verde. Il diametro del seme è di circa 8mm e questo ne fa il più importante ecotipo della classe supergigante. Detta in altri termini: non esistono lenticchie più grandi.

Al momento, purtroppo, non è stato riconosciuto il marchio DOP o IGP, ma i produttori della  lenticchia (verde) di Villalba stanno facendo il possibile.


Quali sono gli aspetti migliori legati alla “lenticchia di Villalba”?

Come primissima cosa diremmo che la coltivazione della “lenticchia di Villalba” migliora la fertilità del terreno, perchè essa è una pianta azotofissatrice.

Inoltre la piantina, che produce le lenticchie, può raggiungere i 60 cm di altezza e questo giova da un eventuale punto di vista della meccanizzazione del processo di raccolta.

 

Altro pregio è la commestibilità e la sapidità di queste lenticchie che, secondo degli studi effettuati dal CNR di Bari, avrebbero un elevato contenuto proteico (circa 27.1 g / 100 g di sostanza secca), un basso tenore di fosforo e potassio (rispettivamente 312 e 812 g / 100 g di sostanza secca) ed un alto contenuto in ferro (5,1mg/ 100 g di sostanza secca).

 

Oltre a questo della lenticchia di Villalba non si butta nulla. Anche le paglie possono essere riutilizzate ad esempio come cibo per gli animali domestici.

 

Da dove proviene la lenticchia di Villalba?

In passato sono stati condotti degli studi dall'Istituto di Genetica vegetale-CNR, Bari, in collaborazione con l'Amministrazione comunale guidata dal Sindaco dott. Calogero Vizzini ed hanno individuato la lenticchia di Villalba come uno dei tre genotipi tradizionali della lenticchia italiana.


Da questo punto di vista c'è veramente di che essere orgogliosi.

Potrebbe essere un traino per la nostra economia?

Si, eccome!
Soprattutto per la possibilità di meccanizzazione della coltura.

Vedete, amici, abbiamo così tante ricchezze naturali in Sicilia (ci riferiamo ai prodotti agricoli) che non solo potremmo fare a meno del terziario e del petrolio ma anche, ed ora la sparo grossa, del tanto venerato (e meno faticoso per la “schiena e le mani”) turismo.
 

Autore | Viola Dante;