CATANIA – Il processo Iblis regge anche in secondo grado, con quel filo rosso tra mafia, politica e tessuto economico. La prima Corte d'Appello di Catania ha comminato 19 condanne e assolto un imputato. Prosciolto "per non aver commesso il fatto" l'imprenditore Santo Massimino, che nella sentenza di prima grado, il 9 maggio 2014, era stato condannato a 12 anni di reclusione. Disposta anche la restituzione dei beni che gli erano stati confiscati.

Confermate, tra le altre, le condanne a 12 anni di reclusione per l'ex deputato regionale Fausto Fagone, per concorso esterno all'associazione mafiosa, e a 18 anni per Vincenzo Santapaola, figlio del boss ergastolano detenuto Benedetto, indicato dai giudici come capo del clan. Riduzione di pena per il boss Vincenzo Aiello (da 22 a 9 anni per la continuità del reato) e per Rosario Di Dio (da 20 a 14 anni per la concessione delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti).

Nel procedimento sono state confermate anche le condanne a 12 anni anche alcuni imprenditori come Francesco Pesce e Sandro Monaco. La Corte d'appello ha inoltre disposto una provvisionale da 50 mila euro ciascuno per la Camera di commercio di Catania e la Sicilsardo srl, e di 15mila euro per Antoine Ardu. Risarcimenti legali sono stati disposti, tra gli altri, per l'associazione antiracket e antiusura Rocco Chinnici, Confcommercio Sicilia, Addiopizzo e all'Asaec Libero Grassi.