È trascorsa la prima notte dopo la sentenza per Massimo Bossetti, che ha confermato l'ergastolo, fine pena mai, per l'omicidio di Yara Gambirasio. L'ex muratore di Mapello è rientrato in carcere all'una e mezza di notte, fra lunedì e martedì, un'ora dopo la pronuncia: a riportare i dettagli del suo rientro è l'Eco di Bergamo, che parla di un uomo "sconvolto e provato", non solo per l'esito del processo, ma anche per l'attesa durante la camera di consiglio, andata avanti per 15 ore.

L'ultima speranza era appesa alla possibilità di eseguire un nuovo test del Dna, che è stata esclusa. «E secondo voi come può sentirsi un innocente che crede nel giudizio che sta affrontando? – ha detto l'avvocato Salvagni, che oggi sarà nel carcere di via Gleno a far visita al suo assistito -. Ci credeva molto, ora non so se riuscirà ancora a credere nella giustizia. Il diritto di difesa è stato leso: quest’uomo non ha potuto partecipare ad alcuna indagine genetica». 

Come riporta Corriere.it:

Claudio Salvagni, suo difensore con Paolo Camporini, andrà a trovarlo oggi. Ieri, nel turno delle visite del mattino, non si è visto nessun parente. In carcere sapevano che la sentenza sarebbe stata una batosta per Bossetti e si è deciso di non lasciarlo solo. Al mattino sono passati un volontario, lo psicologo, il medico, il cappellano. Lui ha parlato a lungo con tutti. Sfoghi, i consueti proclami di innocenza, la speranza di poter dimostrare quello che per otto giudici, come per altrettanti in primo grado, non è vero. Cioè che non è l’assassino di Yara.