Matteo Messina Denaro, chi è il mafioso legato a Cosa Nostra. Biografia dell’ex latitante arrestato a Palermo dopo decenni di ricerche. Quando e dove è nato, quanto tempo è stato latitante, il mandamento di Castelvetrano, indagini, quando è stato arrestato, cosa faceva al momento dell’arresto.

Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro, noto anche con i soprannomi U siccu e Diabolik, nasce a Castelvetrano, in provincia di Trapani, il 26 aprile del 1962, quindi ha 60 anni. È figlio di Francesco Messina Denaro. Insieme al padre svolge attività di fattore presso alcune tenute agricole del trapanese.

Il suo padrino di cresima è Antonino Marotta, coinvolto nella vicenda di Salvatore Giuliano. Nel 1989 Messina Denaro viene denunciato per associazione mafiosa, poiché si ritiene sia coinvolto nella faida tra i clan Accardo e Ingoglia di Partanna. Ricopre di fatto il ruolo di capo della cosca di Castelvetrano e del relativo mandamento, alleato dei Corleonesi già dalla prima guerra di mafia, negli anni Ottanta.

Nel 1992 è tra gli esecutori materiali dell’omicidio di Vincenzo Milazzo, capo della cosca di Alcamo, dopo che questi inizia a mostrarsi insofferente all’autorità di Totò Riina. Pochi giorni dopo, uccide anche la compagna di Milazzo, incinta di tre mesi.

In seguito all’arresto di Riina, è favorevole alla continuazione degli attentati dinamitardi, insieme a Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca e ai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Mette a disposizione uno dei suoi uomini per fornire supporto logistico per alcuni attentati a Firenze, Milano e Roma.

Latitanza

Nell’estate del 1993, Matteo Messina Denaro va in vacanza a Forte dei Mari con Filippo e Giuseppe Graviano: da quel momento si rende irreperibile, dando il via alla sua latitanza. Le forze dell’ordine emettono nei suoi confronti un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidio, strage, devastazione, detenzione e porto di materiale esplosivo, furto e altri reati minori.

Con l’operazione Petrov del marzo 1994, scaturita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Pietro Scavuzzo, emerge il suo ruolo all’interno di Cosa Nostra trapanese. Emerge ancora di più con l’operazione Omega, portata a termine nel 1996. Nel 2000, alla conclusione del maxi-processo “Omega” che scaturisce dall’operazione, Messina Denaro riceve una condanna in contumacia alla pena dell’ergastolo.

Tornando agli anni Novanta, nel 1993 è tra gli organizzatori del sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, che viene brutalmente strangolato e sciolto nell’acido. Organizza nel 1994 un attentato contro il pentito Toruccio Contorno. Diviene nel 1998, dopo la morte del padre Francesco, capomandamento di Castelvetrano e rappresentante della provincia di Trapani in Cosa Nostra.

Indagini su Matteo Messina Denaro

Il collaboratore di giustizia Vincenzo Sinacori dichiara che nel 1994 Messina Denaro si è recato in una clinica oculistica a Barcellona, in Spagna, per curare una forte miopia. Nel 2004 il SISDE tenta di individuarlo attraverso Antonino Vaccarino, ex sindaco di Castelvetrano, ma l’operazione non va a buon fine.

Nel giugno 2009 gli agenti del Servizio centrale operativo e delle squadre mobili delle questure di Trapani e Palermo conducono l’operazione denominata “Golem”, che porta all’arresto di tredici persone tra mafiosi e imprenditori trapanesi, accusati di favorire la latitanza di Messina Denaro.

In seguito, nel marzo del 2010, la DDA di Palermo coordina “Golem 2”: tra gli arrestati c’è anche il fratello del latitante, Salvatore Messina Denaro. Il collaboratore di giustizia Manuel Pasta dichiara che Matteo Messina Denaro, nonostante arresti e ricerche, avrebbe visto la partita di calcio Palermo-Sampdoria allo stadio Renzo Barbera il 9 maggio 2010.

La rivista Forbes lo inserisce nell’elenco dei 10 latitanti più pericolosi al mondo. Nel 2015 l’emittente Radio Onda Blu avrebbe fornito le immagini satellitari della sua presunta abitazione a Baden, in Germania. Su questo, però, non ci sono né conferme né smentite da parte degli inquirenti.

Anni recenti

Il mese di marzo del 2018 vede l’arresto di 12 soggetti ritenuti esponenti di Cosa Nostra che avrebbero provveduto al mantenimento di Messina Denaro. Nello stesso anno gli agenti arrestano Leo Sutera, ritenuto suo amico e considerato a capo della mafia di Agrigento, condannato  18 in appello a 18 anni di carcere.

Secondo le dichiarazioni di un pentito, Matteo Messina Denaro si sarebbe sottoposto a un intervento di chirurgia plastica al volto per non essere riconoscibile. Un altro informatore, invece, sostiene che si sia fatto anche una plastica ai polpastrelli e che abbia problemi di salute (non ci vede quasi più ed è in dialisi).

I filoni delle indagini sono molti e portano in diverse città, come Roma e Milano. A giugno del 2020 avvengono numerosi arresti di fiancheggiatori di Messina Denaro. Il latitante riceve una condanna all’ergastolo dalla Corte D’Assise di Caltanissetta per essere stato uno dei mandanti delle stragi di Capaci e via D’Amelio.

La sera del 13 settembre 2021, dopo un’indagine della procura di Trento, un uomo scambiato per Messina Denaro viene erroneamente arrestato in un ristorante a L’Aia. Si tratta  in realtà di un turista originario di Liverpool e residente in Spagna. L’uomo viene rilasciato nei giorni successivi, dopo essere stato sottoposto ad un test del DNA dal risultato negativo.

Quando hanno arrestato Matteo Messina Denaro

L’arresto di Matteo Messina Denaro avviene la mattina del 16 gennaio 2023, mentre si trova all’interno della clinica privata La Maddalena di Palermo (struttura in cui si sta curando in day hospital da oltre un anno). “Sono Matteo Messina Denaro”: queste sarebbero state le prime parole del boss, che avrebbe anche cercato di allontanarsi, con un tentativo fermato subito dei carabinieri. A quanto si apprende da fonti investigative, faceva periodicamente controlli in quella struttura. Al momento dell’arresto, non è allettato.

“È un colpo durissimo inflitto alla mafia. Tutti devono sapere che in questa Terra non ci possono essere spazi né di illegalità né d’impunità”: questo il commento del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, in seguito all’arresto..

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