La storia di Mozia, isolotto all’interno della riserva dello Stagnone di Marsala è complessa e interessante. Come ben sappiamo, fu un’antica colonia fenicia, fondata nell’VIII secolo a.C. Tra le vicende ad essa legate, vi è anche quella che riguarda il feroce dio Moloch. La società fenicia è stata il risultato dei una congerie di fattori culturali, politici e commerciali, con una forte impronta identitaria, che si è sviluppata nel corso dei secoli.

La religione e le pratiche culturali erano complesse ed arcaiche. Proprio a Mozia venivano praticati i sacrifici rituali ad antiche divinità pagane. Spesso questi riti raggiungevano il climax in un sacrificio umano. Vi era, presso i fenici, la terrificante usanza per cui il re doveva sacrificare la primogenita al cospetto del dio Moloch.

Sull’isola di Mozia si trova ancora il Tofet, tipico santuario fenicio-punico a cielo aperto, consistente in un’area consacrata in cui venivano deposti e sepolti ritualmente i resti dei sacrifici e delle sepolture infantili.

La leggenda di Amina

A proposito del dio Moloch, abbiamo pensato di narrarvi una leggenda, giunta fino a noi, che ha per protagonista un re fenicio di nome Sharib e la sua regina, il figlio Someiro e la figlia primogenita di nome Amina, la quale era vittima sacrificale predestinata.

Sharib, al settimo anno di vita di Amina, organizzò una grande festa, prima del sacrificio. Tutto era pronto per il sacrificio, ma lo stregone, scrutando la Luna, decretò che il momento propizio sarebbe giunto il giorno successivo. L’indomani mattina andò a prendere la fanciulla nel suo alloggio, ma di lei non c’era traccia.

Gli abitanti di Mozia, a quel punto, erano terrorizzati, perché senza il sacrificio non sarebbe stato possibile placare l’ira di Moloch. Più nulla si seppe di Amina e, molti anni dopo morirono il re Sharib e lo stregone. Il ricordo di Amina rimase vivo e alcuni cacciatori, un giorno, iniziarono ad avvistare nel bosco una figura femminile dai lunghissimi capelli corvini. Come per un incantesimo, però, chi provava a catturarla, di colpo perdeva la vista.

Il giovane re Someiro, figlio del defunto Sharib, durante una battuta di caccia, vide la fanciulla dai capelli corvini cavalcare un cervo, così decise di scoccare una freccia che colpì la fanciulla, la quale cadde svenuta.

Someiro allora la condusse alla reggia dove venne curata. L’anziana regina, madre di Someiro e vedova del re Sharib, andò a trovare il figlio e fu colta da profondo stupore nel notare l’incredibile somiglianza tra la fanciulla dai lunghi capelli corvini e la sua stessa figura da bambina.

Nel frattempo, Someiro si innamorò della fanciulla e decise di sposarla, ma alla notizia del matrimonio la regina ebbe una visione. Questa le rivelò che la fanciulla che le somigliava e che era divenuta la sposa del figlio, in realtà era Amina, sfuggita al sacrificio. La regina, in quel momento, morì per il dolore.

Dal matrimonio tra fratello e sorella nacque non un bambino, ma un serpente. Alla vista della creatura mostruosa, il re Someiro decise di uccidere la sua sposa e sorella, Amina, accusandola di essere una strega. Poi, preso dal rimorso, si tolse la vita.

Così si è compiuta la vendetta del dio Moloch per il mancato sacrificio di Amina.