SIRACUSA – È la storia di un femminicidio siciliano che prima di essere scoperto come tale era stato ritenuto un tragico incidente (leggi qui). Il responsabile, Sebastiano Iemmolo, a un certo punto dice al figlio di 9 anni che ha visto tutto: "Tu ascoltami a me. Quando vengono quelle persone tu non ci devi parlare. Lo sai, non è che sono solo io, è la mamma che non vuole". Era il 24 marzo e Laura Pirri, nemmeno 32 anni, è in fin di vita. Il 7 marzo lui le aveva lanciato addosso del liquido infiammabile dandole fuoco. Il motivo? La donna gli aveva negato i 20 euro raccolti attraverso le elemosina. 

Laura è morta, mentre Iemmolo, 36 anni, ha provato di tutto per farla franca. Ma i suoi tentativi sono naufragati: l'uomo è stato arrestato per omicidio dopo le ricostruzioni degli inquirenti. Sebastiano, il 24 marzo, chiede al figlio di non parlare con psicologi o assistenti sociali che lo cercano quando è a scuola. Gli fa credere che così vuole la mamma, anche se Laura non può parlare. Il piccolo chiede: "Ma la prima pelle è guarita? La seconda e la terza anche?". "Sì, sta meglio", mente suo padre.

Sebastiano Iemmolo si è inventato un difetto alla bombola da campeggio che Laura stava maneggiando e che ha preso fuoco, ma la sua versione non è mai stata credibile: non c’era compatibilità fra l’incidente descritto e le ustioni di Laura e le sue (si è bruciato il dorso di una mano), c’era invece in casa l’odore di un diluente simile all’acetone. Lui sapeva che sarebbe stato difficile passarla liscia. Sulle prime il bambino ha chiamato la nonna al piano di sotto e con la sincerità del momento le ha detto: "Nonna corri, aiutaci, perché papà ha dato fuoco alla mamma". Dopo i tentativi del padre per farlo tacere, il piccolo si è spazientito: "Mica gli dico la verità". Che alla fine è venuta comunque a galla.