L’Oratorio di Santa Cita, a Palermo, è uno scrigno prezioso, che racchiude al suo interno un tripudio di stucchi bianchissimi. Oggi vi accompagneremo alla scoperta di questo tesoro, a cominciare dalla sua storia. La compagnia del SS. Rosario in Santa Cita fu fondata nel 1570, dopo la scissione con l’omonima compagnia con sede in San Domenico e inaugurò un proprio oratorio nel 1686.

La compagnia era tra le più ricche e prestigiose e si dedicava a opere assistenziali, nonché alla remissione dei peccati attraverso forme di indulgenza plenaria.

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L’Oratorio rimarca lo schema tipico dell’oratorio come luogo di culto e di assemblea. Si scorge subito un contrasto tra l’esterno e l’interno. Per accedere, si passa da un portale sormontato da uno scudo marmoreo che attraverso una scalinata porta al ballatoio maiolicato su cui prospettano due portali marmorei in stile tardo-rinascimentale.

Gli stucchi di Giacomo Serpotta

Un ampio antioratorio, che espone numerosi ritratti dei superiori della compagnia, conduce all’aula oratoriale, interamente decorata da Giacomo Serpotta tra il 1686 e il 1718.

L’oratorio, realizzato con l’obiettivo di esaltare l’intervento della Madonna nella lotta fra cristiani ed infedeli, affida alla decorazione il compito di rappresentare e propagandare in maniera evidente e persuasiva i fini istituzionali a cui, come organismo religioso, è preposto.

Santa Cita - Foto Luisa Cassarà

Santa Cita – Foto Luisa Cassarà

Serpotta, incaricato di decorare in stucco il vasto ambiente, vi inserì numerosi angeli e putti dalle espressioni e posizioni estremamente libere e plastiche che sembrano giocare tra di loro, arrampicandosi sulla cornice delle finestre, facendo capolino da ghirlande floreali, voltando le spalle in maniera irriverente. Gli amorini piangono, dormono, allacciano le mani intorno alle ginocchia in atteggiamento pensoso.

Santa Cita - Foto Luisa Cassarà

Santa Cita – Foto Luisa Cassarà

Sulla parete della controfacciata vi è un amplissimo panneggio, sostenuto da una folla gioiosa di putti, al centro del quale è rappresentata la storica battaglia di Lepanto, celebrazione retorica della vittoria della Fede (i cristiani) sui miscredenti (i turchi musulmani). Ai lati sono raffigurati due giovani emaciati, simbolo degli orrori che la guerra può provocare.

I dettagli

Tutto intorno vi sono rappresentati i Misteri del Rosario attraverso un raffinato ciclo plastico, composto da putti, statue allegoriche e teatrini.

  • Misteri gaudiosi (parete sinistra): Annunciazione, Visitazione, Natività, Presentazione al tempio e all’esterno dell’arco trionfale, in prospetto, il Ritrovamento di Gesù al Tempio o Gesù tra i Dottori.
  • Misteri dolorosi (parete destra): Gesù nell’orto del getsemani, Flagellazione, Coronazione di spine, il Calvario e all’esterno dell’arco trionfale, in prospetto, la Crocifissione.
  • Misteri gloriosi (parete fondo, a partire dal basso a sinistra): Risurrezione, Ascensione, Discesa dello Spirito Santo, Assunzione di Maria, in alto al centro l’Incoronazione di Maria.

L’altare maggiore realizzato tra la fine del settecento e i primi anni dell’Ottocento, in stile neoclassico in marmo recante i monogrammi della Vergine e di Cristo, delimitato da pregiate cantorie, è arricchito con la bella tela di Carlo Maratta raffigurante la Madonna del Rosario (1695).

Il dipinto su tela inserito entro un’elegante cornice in legno scolpita da Pietro Navarrino, raggruppa in una esposizione piramidale la Vergine Maria attorniata da San Domenico, Santa Caterina da Siena, San Vincenzo Ferreri, Santa Rosalia e Sant’Oliva.

Santa Cita - Foto Luisa Cassarà

Santa Cita – Foto Luisa Cassarà

Il catino presbiteriale quadrangolare fu decorato dal Serpotta tra il 1717 e il 1718 con l’aggiunta di due statue raffiguranti Giuditta ed Ester. L’intervento fu ritenuto necessario per esaltare la magnifica tela dipinta dal Maratta. Lungo il perimetro dell’Oratorio si trovano gli scranni lignei in ebano intarsiato di madreperla su cui sedevano i confrati per assistere alle cerimonie religiose e alle adunanze.