Turismo

Ortigia, la magica isola siciliana tra storia e leggenda

L’isola di Ortigia è la parte più antica di Siracusa. Qui, su un fazzoletto di terra di 1 chilometro quadrato, sono racchiusi millenni di storia, affiorati dalle acque del mar Ionio.

Ortigia è collegata in maniera permanente al resto della città da due ponti percorribili, il Ponte Umbertino e il Ponte Santa Maria, ed è attraversata da tante caratteristiche viuzze, che sorgono tra palazzi nobiliari.

Cosa vedere a Ortigia

Camminare a Ortigia è come compiere un vero salto indietro nel tempo, tra uno scorcio aperto sul mare e la vista su preziosi monumenti. I visitatori sono accolti dal Tempio di Apollo, il tempio dorico più antico di tutta la Sicilia.

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Esistono molti possibili itinerari per scoprire questa isola. Partendo dal Ponte Umbertino, si passa attraverso palazzi storici, arrivando alla fontana di piazza Archimede, dove è raffigurata la Dea Artemide. Ancora, ci si ritrova sotto lo scudo dorato di Atena, tra le navate dell’antica Cattedrale in piazza Duomo.

Tra le architetture religiose, spicca sicuramente la Chiesa di Santa Lucia alla Badia, un edificio barocco, un tempo convento di monache. Da tempo è sconsacrata e custodisce il Seppellimento di Santa Lucia di Caravaggio.

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Impossibile non fermarsi al Castello Maniace, che sorge sulla punta estrema dell’isola: questa posizione, un tempo, era strategica per monitorare ciò che accadeva in mare aperto. Le antichissime origini di Ortigia sono evidenzi nelle tante tracce del passato che ospita. Tra le attrazioni principali, vi è sicuramente la Fonte Aretusa, uno specchio d’acqua dolce legato al mito, dove crescono tante piante di papiro: quello di Siracusa è uno dei due papireti esistenti in tutta Italia.

In epoca spagnola Ortigia divenne una tra le fortezze più inespugnabili d’Europa. Venne dotata di alte mura che la circondavano ed una numerosa serie di ponti levatoi, forti, bastioni e porte. Gran parte di queste mura dopo l’Unità d’Italia venne distrutta, ma oggi ne rimangono visibili in alcuni casi le fondamenta.

Foto Wikipedia: Fausto Schilirò Rubino – Credits

Redazione