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Palazzo Ex Ministeri di Palermo, architettura straordinaria nel cuore della città

Una vera e propria chicca di Palermo

È proprio vero che non si finisce mai di scoprire la città di Palermo. Sia il centro storico che la periferia riescono ad essere una straordinaria fonte di spunti e luoghi da conoscere. Oggi facciamo tappa nel cuore del capoluogo, sul lato nord est dell’odierna Piazza della Vittoria. Così, adesso, viene chiamato l’ampio piano che si estendeva davanti al Palazzo Reale, sede del potere in ogni epoca, su corso Vittorio Emanuele. L’antico “Vicus Marmoreus“, l’asse viario centrale della città, prolungato e ribattezzato via Toledo nel 1564. Proprio qui si trova il Palazzo Ex Ministeri, risalente al XVII secolo.

L’antico edificio ha un notevole interesse storico-artistico, soprattutto per la varietà di elementi architettonici e decorativi sopravvissuti per documentare le trasformazioni avvenute dall’Ottocento a oggi. Giusto per citare due dei suoi “tesoretti“, vi si trovano una monumentale scala ottocentesca dell’architetto Carlo Giachery e un piano nobile con saloni finemente affrescati. In origine fu proprietà Cannizzaro, Presidente del patrimonio (1615), poi passò al Barone Antinino Agliata, giudice della Gran Corte. Assunse il nome di “Palazzo del Principe della Catena” nel 1788, quando divenne proprietà di Antonino Reggio. Questi era Principe della Catena, originario di Aci Catena e proprietario di molti feudi, nel palermitano e nel catanese.

Palazzo Ex Ministeri, la storia

In seguito andò al Ministero e alla Real Segreteria di Stato per la Sicilia nel 1850, poi Real Prefettura di Palermo dal 1783 al 1931. L’Assemblea Regionale Sicilia lo acquistò dalla Provincia Regionale di Palermo nel 1986. Come si intuisce da queste prime vicende, la storia del Palazzo Ex Ministeri si intreccia in modo indissolubile con le istituzioni che hanno rappresentato il governo Siciliano. Segue, dunque, i mutamenti avvenuti dalla fine della seconda guerra mondiale. Proseguiamo, dunque, perché c’è ancora tantissimo da dire.

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Il nome “Ex Ministeri” deriva dall’essere stato, nel corso del Regno Borbonico, sede del Luogotenente Generale del Regno, della Real Segreteria e dei Ministeri di Stato. Nel 1811, infatti, il re Ferdinando di Borbone ordinò al Tribunale Real Patrimonio di acquistare il palazzo del Principe della Catena per aggregarlo al quartiere di S. Giacomo. Secondo alcuni storici l’aggregazione nacque dall’esigenza di ampliare i locali dell’Ospedale del quartiere di S. Giacomo, contingente spagnolo.

La straordinaria scala a chiocciola di Carlo Giachery

Uno degli ultimi interventi che hanno determinato la configurazione che vediamo oggi, furono opera dell’architetto Carlo Giachery. Nel 1850 venne incaricato di ingrandire e modificare il palazzo dei Ministeri di Stato. Questi lavori andarono avanti fino al 1853. Inglobarono altri fabbricati più piccoli, tra lo stesso e l’Ospedale San Giacomo. Serviva, inoltre, un collegamento verticale con l’ultima elevazione dell’adiacente Ospedale. Non servivano geometrie complesse o particolari, ma Giachery creò un vero e proprio capolavoro. Una prova delle sue conoscenze teoriche sul taglio della pietra.

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La scala del Palazzo Ex Ministeri, interamente a sbalzo, si snoda concentricamente all’interno di un alto tamburo, su cui imposta una cupola sferica. La cupola si conclude con un occhio circolare, coperto da un lucernario in ferro e vetro. L’effetto scenografico è molto spettacolare.

Le vicende recenti del Palazzo Ex Ministeri

Dal 1819 al 1860 il complesso ospitò anche l’Ufficio dell’Intendente, figura affine all’attuale Prefetto e, inoltre, la sede della Camera consultiva di Commercio di Palermo. Nel 1885  divenne sede della Prefettura e alloggio del Prefetto. Dal 1931 nel palazzo di piazza della Vittoria trovarono sistemazione anche gli uffici del Provveditorato scolastico, dell’O.N.M.I., dell’Opera nazionale Balilla e gli alloggi del Questore e del Provveditore.

Danneggiato dal terremoto del gennaio 1968, fu sgombrato dagli uffici del Provveditorato agli Studi e rimase abbandonato per circa un ventennio. Nel 1993 vennero realizzati i lavori di consolidamento delle fondazioni. In questa occasione, vennero eseguiti saggi archeologici che portarono alla luce tracce di pozzi risalente all’epoca medievale, nonché tracce relative all’impianto seicentesco.

Nel 1993 vengono realizzati i lavori di consolidamento delle fondazioni e a tale scopo vengono eseguiti saggi archeologici portando alla luce tracce di pozzi risalenti all’epoca medievale nonché tracce relative all’impianto seicentesco. Nel 2019 sono stati effettuati ulteriori interventi di messa in sicurezza e restauro. Il Palazzo sarà eccezionalmente visitabile in occasione delle Giornate Fai d’Autunno 2021. Foto: BlogSicilia.it.

Redazione