Se andate a Palermo non perdetevi due bellissime strutture arabo-normanne: il castello della Zisa e la Cuba.

Certo, lo splendore non è quello degli anni in cui sorsero, ma con un po’ di immaginazione tutto sembra più bello.

La storia dei musulmani in Sicilia ebbe ufficialmente inizio nell’827 con la caduta dei bizantini e la conquista di Mazara (anche se già, qualche anno prima, avevano fatto irruzione a Lampedusa). Con l’ingresso in Sicilia del mio bellissimo Conte Ruggero (ho un debole per lui, lo ammetto), nel 1091 i saraceni furono scacciati. Gli arabi in realtà continuarono ad affiancare i normanni e poi gli svevi fino al XIII secolo, ci fu un rapporto di collaborazione tra le due popolazioni, anzi, proprio in quel periodo, l’arte, le scienze e la letteratura sbocciarono nelle corti normanne.

Durante il periodo saraceno sorsero un sacco di leggende e molte di queste ve le racconterò…

Oggi si parla del castello della Zisa e dei suoi diavoletti.

La leggenda nasce in Libano, quando il figlio del sultano, Azel Comel, un uomo bellissimo e di grande fascino, più bello del sole, con gli occhi grandi, profondi e neri che aveva la virtù di ammaliare tutte le donne col suo sguardo, si innamorò di una bellissima ragazza, figlia dell’Emiro, di nome El-Aziz.

Azel Comel volle subito prendere in sposa El-Aziz, ma il sultano si oppose alle nozze.

A quel punto Azel Comel si prese il diritto di impossessarsi dei tesori del padre composti da gemme preziosissime e tanto oro, e salpò in segreto su una nave assieme a El-Aziz.

Viaggiarono a lungo fino a quando non arrivarono a Palermo dove l’aria profumava d’amore, di fiori e si udivano dolci canti.

Fu qui che Azel Comel fece arrivare da tutti i paesi arabi e siciliani i più bravi operai e artisti che avrebbero costruito il castello per El Aziz.

Nei sotterranei di questo grande palazzo nascosero il tesoro del sultano e fecero un incantesimo per fare in modo che non venisse mai trovato.

Un giorno un uccello viaggiatore fece cadere dal becco un biglietto che arrivò sulla testa di El-Aziz dove vi era scritto che la madre si stava suicidando per la pena che la figlia le aveva dato andandosene dalla Libia.

Letto il messaggio El Aziz fu colta dal dolore e volle raggiungere la madre morta nel regno degli inferi.

Azel Comel, vedendo la moglie morta fu preso da un attacco di follia. Passò le notti ed i giorni correndo per mari e per monti, affamato e pieno di collera, straziato dal dolore, fino a quando il mare, buono e generoso, impietosito dall’accaduto, gli diede una dolce morte…

Guglielmo I (il malo) si impossessò immediatamente del castello e gli diede il nome della bella fanciulla El Aziz (profumo di fiore)…la Zisa

Miiiii che emozione, peccato però che il castello fu eretto direttamente da Guglielmo I nel 1175 e che nessuno vi poteva vivere prima perchè non esisteva altro che terra. Ma su questo noi sorvoleremo….quando si parla di leggende, di amori struggenti e di sogni non badiamo alle date J

E che fine ha fatto il famigerato tesoro????

E’ ancora lì, nessuno è mai riuscito a prenderlo.

I custodi pare siano dei diavoli che impediscono ai Cristiani di venirne in possesso. La leggenda dice che chi va a guardarli il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, e li fissa a lungo vede che questi diavoli si muovono la coda, storcono la bocca; e nessuno è capace di contare il loro esatto numero. Colui che scoprirà l’esatto numero troverà il tesoro.

Mi raccomando, vi voglio tutti lì il prossimo 25 marzo, a contare i diavoletti.

Comunico a colui che lo troverà che accetto volentieri una percentuale, anche un diamante o un bel rubino andrebbero bene!

Di Alessandra Cancarè