Palermo "odi et amo" è la città che meglio incarna il concetto di contraddizione. Chiassosa, caotica, disordinata, e in molti tratti fatiscente, nasconde un fascino e una bellezza che seduce chiunque ci si trovi dentro. Palermo è nata, e nei secoli si è trasformata, per merito delle sue numerose dominazioni come quella arabo-normanna o spagnola per esempio. E sono state proprio queste commistioni culturali a darle il suo carattere esotico fatto di: profumi, sapori e odori unici e inconfondibili.

Palermo, infatti, oltre a essere tra le capitali della cultura è anche nota per la sua cucina dove s’incontrano l’essenze di tutte le sue contaminazioni. Spezie come la cannella, sapori agrodolci, soffritti di aglio e cipolla, menta, basilico, gelsomino sono i protagonisti di alcuni piatti tipici.

La città è nota per il suo “cibo di strada” venduto nei principali mercati e strade che sono l’anima e il fulcro della città. La Vucciria, il Capo, Ballarò e il Borgo Vecchio sono i quattro mercati dove si può trovare qualsiasi cosa a qualsiasi ora: dal classico panino con le panelle, e le cosiddette “crocchè”, al panino con la “meusa”; dal polpo bollito alle “stigghiole” ,dalla caponata alle “sarde a beccafico”. E poi ancora: arancine, pezzi di rosticceria, melanzane fritte, la frittola, lo sfincione, la pasta con le sarde, gli anelletti al forno, il tutto rigorosamente cucinato sul momento. 

Per non parlare dei dolci, che meritano anche loro di essere menzionati tra le cose più buone della cucina palermitana. L’ingrediente dominante è la ricotta protagonista indiscussa del cannolo, della cassata (sia classica che al forno) e delle famose “sfinci di San Giuseppe”. Ma anche il gelo d’anguria, specialmente in estate, i biscotti alla pasta di mandorla, la setteveli e la frutta Martonara. Nessuna descrizione, nemmeno la più esaustiva, potrebbe raccontare la bontà e il sapore unico dei piatti palermitani: l’unica cosa da fare è provarli tutti per lasciarsi trasportare dal loro inconfondibile gusto.