Le curiosità sulla lingua siciliana.

Non si finisce mai di conoscere la Sicilia e la sua cultura. D’altronde, la nostra isola vanta un retaggio di tutto rispetto, che ha unito popoli diversi. Se, poi, ci addentriamo in un argomento affascinante come la lingua siciliana, non resta che mettersi comodi e ascoltare. Oggi vi proponiamo qualcosa di molto originale: le parole siciliane misteriose. Cosa mai vorrà dire? La risposta è presto detta ma, prima, è doverosa una piccola introduzione. Vi ricordiamo che il siciliano è una lingua a tutti gli effetti. Secondo l’Unesco è «abbastanza distinto dall’italiano tipico tanto da poter essere considerato un idioma separato», il che apparirebbe dall’analisi dei sistemi fonologici, morfologici e sintattici, nonché per quanto riguarda il lessico. Basta sapere questo, per comprendere quanto possa essere vasto come argomento. Scopriamo, dunque, quali sono i suoi aspetti più misteriosi.

Parole Siciliane Misteriose

A proporci l’elenco delle parole siciliane misteriose è Nando Cimino, che ci spiega: «Certo, definirle “misteriose” è forse una esagerazione; ma sono comunque delle parole di difficile comprensione, che spesso nemmeno si trovano negli stessi vocabolari ufficiali della nostra lingua». Si tratta, dunque, di termini usati e conosciuti soltanto in determinate città o addirittura zone della Sicilia. Cimino ne riporta alcune che ha trovato in determinati testi o ha ascoltato personalmente, andando in giro qua e là.

  • Aggrìssu: zuffa, lite;
  • Luèra: affitto, pigione;
  • Nziddìccu: solletico;
  • Attaccatarìgghi: litigioso;
  • Anchittùsu: zoppo;
  • Arichinàru: venditore di origano;
  • Barbatìu o Barbatìzzu: borbottio, ma anche confusione, rumore;
  • Pulicèra: carcere, prigione ;
  • Cicìddu o Cicìu: organo genitale femminile.
  • Picicanu: stesso significato di cui sopra. Si usa nelle Madonie e soprattutto a Castelbuono.

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