Forse non tutti lo sanno, ma la lingua siciliana ha dato molti contributi all’italiano. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in altre occasioni, la lingua dell’isola ha caratteristiche molto particolare e presenta specificità che la rendono unica nel suo genere.

Oggi abbiamo deciso di soffermarci su 10 parole italiane che esistono grazie alla lingua siciliana. In realtà, sono ben più di 10 le parole classificabili in questo modo, ma quella che vi presentiamo è una selezione.

  1. Abbuffata (o anche il verbo abbuffarsi). Il verbo è entrato a far parte della lingua italiana nell’Ottocento e deriva da “buffa”, cioè “rospo” in siciliano. Quando ci si abbuffa, ci si gonfia come un rospo.
  2. Intrallazzo. Si definisce così un imbroglio, un affare illecito. Alla fine della seconda guerra mondiale questa parola entra nella lingua italiana, in seguito allo sviluppo del mercato nero.
  3. Scippo. È una parola di origine siciliana, utilizzata nel Meridione, entrata a fare parte dell’italiano, anche con un significato figurato.
  4. Lupara. A quanto pare, in origine, il termine non indicava il fucile, ma le munizioni per uccidere i lupi. A partire dagli anni Sessanta, “lupara” si utilizza in tutta Italia.
  5. Sciabica. Questa parola ha origini arabe (shabaka) ed è entrata a far parte della lingua italiana già nel 1600, grazie il siciliano. Indica la rete da pesca a strascico.
  6. Trazzera. È un’altra parola siciliana entrata a far parte dell’italiano, per indicare strade sterrate o sentieri.
  7. Sfarzo. Si tratta di un termine siciliano, comune ai territori dell’Italia meridionale che hanno subìto la dominazione spagnola. L’origine, molto probabilmente è dallo spagnolo “disfraz”, cioè maschera.
  8. Sfuso. Deriva dal termine siciliano “sfusu” ed è comune a molti territori dell’Italia meridionali. Si utilizza per indicare qualcosa che non è confezionato.
  9. Omertà. Questa parola è di origine incerta, ma è conosciuta già dal 1800. L’ipotesi più accreditata la vede derivare dal latino humiltas, che è diventato in siciliano “umirtà”.
  10. Canestrato. Deriva dal siciliano Cannistratu: è un tipo di formaggio simile al pecorino, che si ripone nelle ceste di vimini. Il termine è entrato a far parte della lingua itqaliana dagli anni Sessanta circa del 900 ed è registrato da tutti i vocabolari.