Le indagini nei confronti dell'ex sottoufficiale dell'aeronautica Augusto Piccioli hanno portato alla luce diverse analogie che avvicinano il 69enne al famigerato Unabomber, che tra l’inizio degli anni Novanta e la prima metà del 2000 ha terrorizzato il Nord-Est dell'Italia. Piccioli, di 69 anni, era stato arrestato nel marzo scorso perché si era fatto esplodere un pennarello tra le mani, perdendo due dita, in una biblioteca di Rezzato, in provincia di Brescia,

Come riporta "Il Giorno", le coincidenze trovate dagli inquirenti che hanno letto il "fascicolo Piccioli" sono molte ma non ancora schiaccianti. Uno degli inquirenti afferma: "L’inchiesta su Unabomber ha indicato in una figura vicino agli ambienti militari statunitensi il possibile responsabile. Piccioli non solo è stato un militare, ma operava a Ghedi sede di una base militare Usa. Come emerge dagli atti sapeva ben destreggiarsi tra i congegni utilizzati negli attentati. Aveva quindi tutte le conoscenze tecniche per confezionare gli oggetti bomba. Lo ha dimostrato anche lo scorso marzo con il pennarello che gli è esploso tra le mani. Complice l’età potrebbe però avere perso un po’ di riflessi e lucidità. L’errore gli è costato caro".

Un'altra forte coincidenza sono i tempi. Di Unabomber si era iniziato a parlare all'inizio degli anni Novanta  e "Piccioli si è congedato il 30 ottobre del 1990 per una sindrome depressiva. Qualche mese dopo si è registrato il primo attentato". Inoltre, continuano a notare gli inquirenti, il dinamitardo era sparito diverse volte non facendo più parlare di sé, "una di queste pause è durata quattro anni, periodo che si sovrappone alla perfezione con la convivenza di Piccioli con una donna. Sono semplici coincidenze sulle quali si potrebbe però provare a fare chiarezza con una nuova inchiesta". Il processo è stato aggiornato al prossimo 8 febbraio.