graziaOggi sono proprio stanca, così stanca che scrivo con un occhio aperto e l’altro chiuso, o meglio ho gli occhi a “pampinedda”. 


Oggi pomeriggio, il mio amico Jack che manca dall’Italia da 41 anni, mi ha scritto una bella storia che voglio raccontarvi. 


Conoscete l’espressione Troppa grazia Sant’Antonio? Si usa solitamente quando si vuole indicare che si sta ricevendo più di quanto si debba ricevere. 


L’espressione nasce da una leggenda secondo la quale un contadino di Poggioreale, povero, stanco e con la schiena a pezzi per il troppo lavoro, aveva bisogno di un asino per poterlo aiutare a lavorare nei campi. 


Andò dal proprio “padrone” e gli chiese se potesse aiutarlo. Il “padrone”, persona molto sensibile e generosa, gli regalò un mulo. 


Il contadino gliene fu grato, lo portò nella sua terra e provò a cavalcarlo. 

Il mulo, però, era molto alto e il contadino non riuscì a salirci sopra, inoltre, la vecchiaia e il lavoro duro non gli permettevano di fare grandi sforzi. 


Iniziò a piangere davanti alla stalla e lo vide un prete che, dopo aver ascoltato la storia, gli disse che per ricevere la grazia avrebbe dovuto pregare Sant’Antonio.


Il contadino iniziò a pregare il santo ma neanche le preghiere lo aiutavano, provava e riprovava ma il mulo non riusciva proprio a cavalcarlo. 


Pregò con lui anche la moglie ed i vicini e, giusto quando tutti erano attorno a lui congregati, il contadino prese la rincorsa per provare a salire sul mulo gridando: “Sant’Antonio fammi sta grazia”. Detto questo fece un salto altissimo, ma così alto, che superò il mulo e cadde dall’altra parte della bestia.

A quel punto urlò: “Troppa grazia Sant’Antonio!!!!” 


Questa storia si racconta a Poggioreale, dove il santo patrono è proprio Sant’Antonio da Padova. 
E’ molto carina. 

Grazie Jack  


Di Alessandra Cancarè