La riqualificazione di piazza Scammacca, area nel cuore della Catania storica, tra piazza Teatro e piazza Duomo. Tutto nasce da un collettivo di giovani che ha scelto questa zona per un progetto di rigenerazione urbana, che nasce sotto l’insegna della buona cucina.

Piazza Scammacca rinasce con la buona cucina

«Vogliamo restare a Catania e mettere radici in un posto nuovo e stimolante aperto a tutti: essere partecipi di un cambiamento, contribuire a rendere migliore la nostra città, lasciare il segno e dare l’esempio», spiegano i cinque promotori dell’iniziativa, che hanno un’età media di 35 anni.

Piazza Scammacca è il primo mercato metropolitano cittadino che, grazie a un progetto con più realtà enogastronomiche, prova a costruire un sistema interconnesso. La struttura è costata complessivamente 2 milioni di euro, di cui 420mila da Invitalia e 350mila a valere sulla misura “Resto al Sud”, darà inizialmente lavoro a 35 persone. I promotori vorrebbero coinvolgere una clientela di 100mila persone l’anno.

Enogastronomia, urbanistica, società, cultura e tradizione: tutto questo per una forma di riscatto di un’area storica e pregiata di Catania, nonché di una generazione che non vuole lasciare la Sicilia e ha scelto di restare e investire qui.

Sei ristoranti per sei differenti format

«Il concetto di “piazza” è al centro dell’idea progettuale, approfondita attraverso una lente che ne esprime il valore nel claim persone, mercato, cultura – spiegano i promotori del progetto –. Questa struttura valorizza tutti gli aspetti dell’idea di “piazza”, cucendo in questo spazio antico del tutto ristrutturato le identità di sei ristoranti, ciascuno dedicato a un tema specifico e concepito come un’offerta ristorativa complementare».

Sei i differenti format, considerati come dei veri e propri centri di produzione di Piazza Scammacca: dal pesce ai panini, dalla carne alla pasta, arrivando ai cocktail. Ciascuno di questi format risponde a un desiderio diverso e racconta una storia che fa del Made in Italy una proposta originale e di valore.

A servizio di tutti i format ci sarà inoltre una cantina, ricavata da quello che un tempo fu l’accesso privato dei frati domenicani per entrare in chiesa. Accoglierà circa 250 etichette di vitigni autoctoni italiani, divise per regione, che consentiranno agli ospiti di fare un viaggio attraverso le diversità del territorio enologico italiano.

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