Non so bene per quale meccanismo storico, molto spesso, accade che figure degne di nota e dalle vite che farebbero impallidire odierni sceneggiatori di bizzarre fiction, vengano inghiottite dall’abisso dell’oblio.Damnatio memoriae? No! Semplicemente l’incuria del tempo e la mancanza di sensibilità da parte di chi “scrive la storia” . Succede infatti che di tanto in tanto all’interno dell’immenso pantheon di personaggi che hanno affollato la terra siciliana con la loro arte, musica e poesia, qualcuno venga tralasciato per strada…

Giravo diverso tempo fa per la strade del centro storico di Ragusa superiore, un centro storico  pieno di testimonianze Barocche così  prepotenti e vive che talvolta sembra che i muri dei palazzi antichi e delle chiese riescano a parlare, ho ascoltato una storia, proveniva da un palazzo accanto alla Cattedrale, un palazzo semplice ma imponente, nell’Ottocento viveva lì una donna con una grande passione per la poesia, una donna che aveva sacrificato tutta se stessa per non contravvenire alle regole della società, una donna che aveva immolato il suo più grande amore perchè il destino aveva già scritto per lei quale sarebbe stata la sua storia, una donna creduta pazza e malata solo perchè inseguiva il suo più grande sogno: lei era Mariannina Coffa. Non mi dilungherò qui sulla biografia della poetessa (potete trovarla in qualche enciclopedia o siti internet) basta sapere che la sua vita sembra davvero frutto di una storia inventata che è possibile leggere in qualche novella verista di Verga ma la storia della cosiddetta “Capinera di Noto” è tutt’altro che fantasia. Enfant prodige dei salotti buoni della Sicilia Sud-Orientale, già da bambina recitava poesie e rime all’istante partendo da parole che le venivano assegnate dagli adulti, Mariannina coltiva così l’arte dei versi che si tradurrà da grande nella passione per lo scrivere, passione sublime quanto portatrice di disgrazie. Costretta a sposare un uomo che non ama, ad abbandonare la sua famiglia e la sua città natale, Noto, per trasferirsi nella città del marito, Ragusa, angariata dai lutti di due suoi figli morti in tenera età, Mariannina riesce ad evadere da un mondo troppo duro solo grazie alla poesia ma neppure questa le è permessa, una donna che pensa, infatti, che vuole esprimere i propri sentimenti è qualcosa di inaccettabile nella società del suo tempo, la gente comincia ad additarla come folle mentre il marito le proibisce categoricamente di continuare a fare l’unica cosa che la fa stare bene, l’unica cosa che la fa sopravvivere: scrivere. Ribellatasi alle sue condizione di vita, decise di abbandonare il tetto coniugale e fare ritorno nella sua Noto per dare libero sfogo alla sua arte creativa con una breve quanto intensa stagione simbolista. Morirà giovane a 36 anni, disprezzata dalla famiglia e abbandonata da tutti. Diverse vie in alcune città della Sicilia Sud-Orientale (Ragusa, Giarre, Catania) e un monumento in marmo di Carrara a Noto ricordano la poetessa Mariannina Coffa, ma perchè occorre ancora parlare di Mariannina? Cosa avrà da dirci ancora questa donna vissuta più di un secolo fa? Ecco qualche risposta:

Testimone del Risorgimento italiano

La Coffa è testimone oculare di un periodo fin troppo delicato per quanto riguarda il processo di unificazione del nostro paese, le sua vicenda ci da uno spaccato socio-culturale di un secolo giunto quasi al suo termine ma che ha visto la morte di diversi stati europei e la nascita di altri (Italia e Germania in primis), in un continuo gioco di trasformazioni geo-politiche devastanti ma allo stesso tempo necessarie. Dal suo palazzo Mariannina assiste inerme allo stravolgimento di una nazione e non potendo impugnare le armi per rivoltarsi contro i nemici stranieri, la poetessa comincia a scrivere, schierandosi fin da subito contro la Roma papalina che ostacolava l’unificazione. E’ Mariannina infatti che come un’ombra attenta segue l’inesorabile susseguirsi degli eventi risorgimentali, (influenzata anche dal pensiero inculcatole dal padre, un avvocato-patriota). La storia d’Italia di fine ‘800 viene filtrata così attraverso gli occhi di una “diversa”, di una giovane donna che descrive con dovizia la storia che sta vivendo ma nello stesso tempo la elabora e la rende eterna con la sensibilità che solo una poetessa è in grado di possedere. In Mariannina coincidono storia d’Italia e storia di Ragusa, infatti proprio negli anni dell’unità, Mariannina vive nel capoluogo ibleo (dal 1860 al 1876) e si fa spettatrice attiva di tutte quelle donne che come lei (Da Adelaide Cairoli a Cristina Trivulzio di Belgiojoso) hanno contribuito all’unità d’Italia idealmente prima ancora che politicamente.

Esempio di donna anticonformista

Dai suoi testi si evincono le condizioni e il (non) peso sociale che avevano le donne ma in generale tutti coloro che non avevano diritto di parola. Soffocata dal continuo sottostare ad inutile regole e al volere della sua famiglia prima e quella del marito poi, l’unico mezzo per distrarsi da una realtà troppo ostica e intransigente diventa la scrittura ma questa stessa è ostacolata perchè donna è quindi ritenuta essere non pensante. Il grido di dolore che è possibile leggere tra le sue righe si materializza come segno di rivolta contro un sistema che imbavaglia e ammutolisce  tutti coloro che erano considerati indegni di poter esprimere le proprie idee in maniera libera. Andando contro il marito, il suocero e la sua famiglia, convinti che “lo scrivere rende le donne disoneste”1, Mariannina si ribella e continua a fare poesia! Se è vero che in un primo momento sacrifica il suo amore per un altro uomo pur di non andare contro il volere della famiglia, è altrettanto vero che negli ultimi anni della sua vita non ha alcuna remora nell’accusare quelle che sono state le cause della sua sofferenza, arrivando addirittura ad ipotizzare qualche giorno prima di morire la necessità di separarsi dal marito (cosa impensabile se si pensa che il referendum sul divorzio avverrà solo nel 1974!). Mariannina continua a scrivere per affermare la sua stessa esistenza in un mondo che troppo spesso si dimentica di riconoscere il giusto valore degli “ultimi”. L’ostinazione a non arrendersi la porteranno ad essere considerata diversa da tutte le altre donne, vittima di una società intollerante e repressa e per questo condannata all’isolamento e al disprezzo totale.

Poetessa maledetta

Mentre in Francia, Verlaine (1844-1896) e Rimbaud (1854-1891) insieme a numerosi altri poeti incarnano l’ideale di “poeta maledetto”. La vita di Mariannina condotta in Sicilia presenta tante analogie quante differenze rispetto alla corrente poetica di stampo francese. Innanzi tutto è abbastanza simile il clima sociale entro cui sono immersi i poeti francesi e la Coffa: Se da una parte l’indifferenza della realtà ferisce le loro anime sensibili creando numerosi complessi, dall’altra parte la scrittura e la poesia si configurano come il solo ed unico strumento per poter evadere da una società che non è in grado di comprenderli fino in fondo. Il malessere interiore (e molte volte anche quello fisico) portano tali poeti a contravvenire alle regole imposte dalla comunità e trasgredire le regole sociali (i poeti francesi si spingono fino all’abuso di alcool e droghe). Altra caratteristica in comune è la precoce morte (Mariannina 36 anni, Rimbaud 37 anni, Corbière 30 anni) avvenuta prima ancora che al loro genio venisse riconosciuto il giusto valore, la Coffa si spense il 6 Gennaio 1878 a causa di un fibroma all’utero che poteva essere curato. La morte, l’indifferenza e la ribellione costituiscono gli elementi fondamentali del Maledettismo, esso può ritenersi derivato dalla palese impossibilità dell’artista di esprimere il suo essere nella società in cui è immerso, che si configura come prigione del poeta che finirà con il cercare espressioni che sfoceranno in una poesia malinconia, simbolista a tratti esoterica, velata da critiche e spesso dolorosa. La Coffa è esponente unico e singolare di un maledettismo tutto siciliano che senza ombra di dubbio si ricollega per sentimenti e tematiche ai colleghi francesi. Sono note anche le propensione di Mariannina ad approfondire tematiche al mondo legato all’occulto, al magnetismo, alla teosofia e alla massoneria (entrando a far parte anche della Loggia Elorina). Grazie all’amicizia con il medico Giuseppe Migneco, la Coffa verrà introdotta nelle pratiche del sonnambulismo e del mesmerismo a cui si affiderà per curare i suoi mali fisici e psichici (discipline  anticipatrici della futura piscanalisi!).

La Coffa intellettuale

Nonostante tutte le avversità, Mariannina difficilmente desistette dal non perseguire la sua indole di donna di cultura, affiancando alla produzione poetica numerose altre attività, il che facevano di lei uno dei personaggi più culturalmente ferventi di tutta Ragusa ma anche dell’intera Sicilia. Si iscrisse a tal proposito a numerose associazioni ed accademie sia italiane che straniere (Accademia dei Trasformati di Noto, Accademia Dafnica e Accademia Zelante di Catania) riuscendo a far pubblicare diversi articoli sotto pseudonimo in testate a tiratura nazionale, un esempio è la rivista genovese “La donna e la famiglia”. Mariannina intrattenne inoltre rapporti epistolari con i maggiori esponenti della cultura ottocentesca siciliana come Giuseppe Macherione, Giuseppe Costanzo e Mario Rapisardi. Singolare è  inoltre l’amicizia che la Coffa portò avanti con un’altra donna insigne di Ragusa la Beata Mariannina Schininà, la Coffa e la Schininà divennero molto amiche e la poetessa parlò di lei in alcune sue lettere definendola “buonissima giovane”, nel 1871 vennero entrambe nominate Ispettrici Scolastiche. Nel XX secolo la Coffa ebbe un altro illustrissimo lettore, il più importante filosofo del 900 italiano, Benedetto Croce, che così scriveva della poetessa: “…andando al mio solito a caccia di libri vecchi, mi venne tra mano il volume delle Poesie scelte di Mariannina Coffa, edito a cura del Municipio di Noto. Possedevo della stessa autrice quello dei “Nuovi canti”…  La poetessa Mariannina Coffa (1841-1878) ebbe molta reputazione e molta ammirazione in Sicilia; e, in verità, non mancò di una certa sua personalità, malinconica, dolente e sospirosa, e di una continua gentilezza di tono che la distingue nella turba delle rimatrici…”.

Una “Romeo e Giulietta” tutta ragusana

Un balcone, due giovani innamorati, una famiglia che proibisce un matrimonio, una fine alquanto tragica… Vi ricorda qualcosa? Non sto parlando della storia di “Romeo e Giulietta” anche se alcuni episodi si accostano perfettamente alla tragedia shakespeariana, mi riferisco piuttosto alla tormentata storia d’amore di Mariannina e del suo bell’insegnate di pianoforte Ascenso Mauceri. I due si conobbero molto giovani e galeotto fu proprio quel pianoforte che Mariannina si apprestava a suonare, fidanzati per qualche tempo, la loro storia d’amore era destinata a finire quando il padre decise di far sposare Mariannina con un ricco possidente ragusano, Giorgio Morana. Nonostante la “fuitina” proposta da Ascenso, Mariannina decise una volta tanto, ancora molto giovane, di sottomettersi alla volontà della famiglia rinunciando per sempre all’unico amore della sua vita.  A distanza di anni, pentita forse di non essere scappata con lui, riscrive al suo Ascenso, implorandolo di vedersi ancora una volta, di potersi riabbracciare per alleviare i suoi dolori ma l’Ascenso che lei conosceva non esiste più, è solo un fantasma, adesso ha davanti un uomo che ha girato il mondo, che ha continuato la sua vita dopo il suo rifuto e che rimane legato a lei solo da un piacevole ricordo passato.

“Noi, Ascenso, eravamo nati per amarci: amarci di quell’amore che gli anni non possono spegnere, perché le anime nostre troveranno sempre tesori sconosciuti da esplorare!….

…Vi prego Ascenso, vediamoci oggi stesso alle ore 22 a San Giovanni.

Sono troppo infelice, venite per pietà e poi non ci vedremo mai più!”

Queste le ultime parole che Mariannina scrisse al suo amato Ascenso che non andrà mai a quell’appuntamento e i due non si rivedranno più. Il concetto di amore è fondamentale nella vita e nella poetica della Coffa, un amore illusorio, nostalgico, legato al passato e a qualcuno che spera la ami davvero per quello che è, il suo è un amore destinato a non essere vissuto, un amore che invece di salvare, distrugge.

Mariannina al giorno d’oggi è sconosciuta ai più e ancora più obliate sono le sue poesie (potete facilmente trovarne qualcuna online: “Psiche”, “A Luisa”, “Farfalla innamorata”, mentre è possibile, sempre online, rintracciare alcune raccolte poetiche come “Nuovi canti”), oltre che diversi libri cartacei che hanno come argomento la stessa ( trovate alcuni titoli nella bibliografia sottostante). I luoghi in cui visse Mariannina Coffa, la casa natale a Noto e la casa ragusana ,ricordano la presenza della poetessa con un’iscrizione muraria.

Bibliografia

–          Marinella Fiume, Sibilla arcana. Mariannina Coffa (1841–1878), Edizioni Lussografica, Caltanissetta, 2000

–          Benedetto Croce, Terze pagine sparse, La terza, Bari, 1955

–          1,  Lettera di Mariannina ad Ascenso, Ragusa 17-01-1870

–          Nuovi canti di Mariannina Coffa in Morana da Noto, Torino, Stamperia dell’Unione Tipografica Editrice 1863

–          Nuovi canti di Mariannina Coffa Caruso da Noto, Noto, Stamperia Spagnoli 1859

–          Maria Lucia Riccioli, Ferita all’ala un’allodola, L’Erudita, 2013