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Non tutti lo sanno, ma la rinoplastica, così come la conosciamo oggi, è un’invenzione siciliana. Per parlare di rinoplastica come branca indipendente della chirurgia, infatti, è stato necessario aspettare il XV secolo, con Gustavo e Antonio Branca, due catanesi.

Quella degli interventi di chirurgia ricostruttiva del naso è una storia molto antica. Si eseguivano in India e in Egitto, già nel 2000 a.C., per riparare ai danni dell’amputazione del naso subita da coloro che si erano macchiati di un crimine.

Nell’età romana, Aulo Cornelio Celso descrisse, nel suo trattato “De Medicina”, una tecnica per la ricostruzione del naso. Dopo circa 10 secoli senza particolari scoperte, ci sono notizie sulla chirurgia ricostruttiva del naso nell’opera “la Rolandina” di Maestro Rolando Capezzuti di Parma e nel trattato “Chirurgia” di Enrico di Mondeville.

È stato necessario attendere fino al XV secolo affinché si potesse parlare di rinoplastica come tecnica chirurgica vera e propria.

Nel 1450, Gustavo e Antonio Branca utilizzarono lembi cutanei delle guance e della zona interna della bocca, per rivestire le lesioni e ricostruire le narici. In particolare, Antonio Branca inventò una tecnica che utilizzava un lembo peduncolato del braccio, che doveva rimanere unito al moncone del naso per un tempo sufficiente a permettere la ricostruzione e la rivascolarizzazione dei tessuti utilizzati per la ricostruzione della piramide nasale.

La tecnica fu usata anche da Paolo e Pietro Vianeo, di Tropea, tra il 1540 e il 1565.

Quello che viene indicato come fondatore della rinoplastica é Gaspare Tagliacozzi (1545-1599). Fu lui a scrivere il trattato “De Curtorum Chirurgia per insitione” in cui, rifacendosi alla tecnica di Antonio Branca, descrive la ricostruzione del naso utilizzando un lembo peduncolato dell’arto superiore.

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