Forse non tutti lo sanno, ma esiste anche un santo dei casi disperati e delle cause perse: San Giuda Taddeo, poco noto e spesso confuso con Giuda Iscariota. Un po’ come Santa Rita, la santa delle cause impossibili, a lui si affidano quanti ritengono di avere poche speranze di riuscita.

Non è del tutto chiaro come San Giuda Taddeo sia diventato santo dei casi disperati. Secondo la tradizione, la gente non pronunciava mai il nome “Giuda”, per la sua associazione all’Iscariota, quindi in pochi invocavano l’apostolo Giuda Taddeo. Se qualcuno lo faceva, era perché era proprio disperato, quindi il Santo, che non riceveva molte richieste, poteva essere generoso nell’intercedere per i casi più complicati. Secondo altri, può intercedere nei casi più difficili perché ha affrontato molte situazioni avverse, quindi è predisposto ad aiutare.

Giuda Taddeo era cugino di Gesù. Nato a Cana di Galilea, in Palestina, trascorse l’infanzia con Gesù e fu tra i primi a essere chiamato tra gli apostoli. Il soprannome “Taddeo” è di derivazione incerta e viene spiegato come derivante dall’aramaico taddà, che vuol dire “petto“. Quindi, per associazione, potrebbe voler dire “magnanimo”. Di lui parla solo Giovanni, che nel Vangelo racconta una sua richiesta fatta a Gesù durante l’Ultima Cena.

Iniziò la sua predicazione in Galilea e prese parte al primo Concilio di Gerusalemme. Il suo destino fu il martirio: sarebbe stato ucciso in Persia, dove l’opera di evangelizzazione era avversata dagli stregoni e dagli indovini del posto.