Gli utenti lamentano parecchi disservizi e costi che lievitano quando si parla di telefonia. I più comuni sono attivazione non richiesta di servizi, mancato riscontro a reclami con le modalità previste, problematiche di passaggio ad altro operatore e addebito costi non giustificati per la cessazione del contratto. Il rapporto 2017 dell'Agcom, riporta l'agenzia Adnkronos, parte dai rincari causati dal passaggio alle tariffe a 28 giorni anziché mensili. "La variazione delle cadenze di rinnovo delle offerte e della fatturazione su base 28 giorni anziché mensile, unitamente alle altre rimodulazioni succedutesi nel corso dell'anno, rappresentano il motivo prevalente di insoddisfazione da parte degli utenti rispetto al passato, facendo registrare un'impennata nelle relative segnalazioni che risultano, non a caso, quintuplicate", si legge.

Gli utenti in pratica sono stati costretti a subire il cambio tariffa e poi hanno dovuto affrontare diverse problematiche per ottenere il recesso gratis – previsto sempre quanto l'operatore cambia il contratto – e in tempi adeguati. Sono "quasi quadruplicate le denunce per costi di disattivazione percepiti dai consumatori come non giustificati e per ritardi illegittimi nelle lavorazioni delle richieste di recesso", fa giustamente notare l'Agcom, secondo cui "l'aggravio dei costi di recesso rappresenta il 14% delle lamentele".

Tra le altre storture ci sono quelle legate al passaggio delle utenze tra operatori e all'assistenza clienti, nonché problematiche contrattuali legate al roaming. Alcune compagnie telefoniche hanno infatti cercato di aggirare la norma europea – entrata in vigore lo scorso 15 giugno – che prevede l'azzeramento dei costi aggiuntivi del roaming in Europa. L'Autorità ha chiesto agli operatori di "adeguare la propria offerta alla normativa comunitaria e compensare gli utenti per gli addebiti effettuati in violazione della stessa".