01Si chiamava Segesta un’antica città costruita dagli Elimi, sulla sommità del Monte Barbaro, nel comune di Calatafimi Segesta, oggi sotto l’amministrazione della provincia di Trapani.

La data della sua fondazione non è conosciuta, ma i diversi documenti storici che ci sono arrivati a noi dallo storico greco Tucidide, parlano di una civiltà che la abitava intorno al IV secolo a.C. Secondo le sue narrazioni, Segesta (così come Erice), sarebbe stata fondata dagli Elimi, ovvero un gruppo di troiani che scapparono in Sicilia attraversando il mar Mediterraneo.

Secondo il mito, essa sarebbe stata fondata da Aceste, che ne fu anche il primo re; secondo Virgilio invece, Segesta fu fondata da Enea, che la usò come luogo di riposo per donne e bambini, prima di proseguire il suo viaggio verso Roma. A quel tempo, la Sicilia era stata occupata e spartita dai Siculi (nella parte orientale) e dai Sicani (nella parte centrale); agli Elimi rimase il presidio di quella che oggi è la provincia di Trapani, fino a quella che fu la caduta della città per opera dei vandali, nel V secolo a.C.

La notorietà di Segesta è arrivata a noi anche a causa dei numerosi scontri dei cittadini Elimi contro la cittadina greca di Selinunte, per il predominio della zona e la preservazione dei confini. Più volte, Selinunte ne uscì sconfitta, prima grazie all’intervento degli ateniesi nei 415 a.C, e poi nel 409 a.C. quando, dopo averli ricacciati fuori dai propri confini, venne presa dai cartaginesi e infine distrutta.
Nel 307 a.C., molti segestani vennero uccisi o deportati dal tiranno siracusano Agàtocle, il quale cambiò il nome della città in Diceopoli (città giusta). Nel 276 a.C., la città si consegnò all’armata di Pirro e nel 260 a.C., nel corso della Prima Guerra Punica, si alleò con Roma, che le fece dono dello status di città libera, con l’esenzione da imposte e tributi (a differenza di ciò che accadde nel resto delle cittadine dell’Isola).

Nel 104 a.C., Segesta fu al centro delle rivolte degli schiavi guidate dal poeta ateniese Antenione, che interessarono poi tutta la Sicilia; fu poi distrutta dai Vandali e mai più ricostruita. Ne rimase un piccolo insediamento, a cui i Normanni diedero rinnovato splendore attraverso l’edificazione di un castello, ampliato in epoca sveva, che fu il centro di un borgo medievale.

Dell’epoca greco-romana rimangono l’agorà e la “casa del navarca”, un edificio abitativo con decorazioni a prora di nave, scolpite sui fianchi dell’elegante peristilio. Sono visibili inoltre le mura con la Porta di Valle, alcuni quartieri residenziali e monumenti della Segesta medievale (mura, castello, moschea e borgo).
Il ‘Templio Grande’ fu costruito nell’ultimo trentennio del V secolo a.C., e, assieme al teatro scavato nella roccia, viene fatto risalire agli Elimi. Si tratta di un particolare tipo di tempio, detto periptero, con facciata a sei colonne e 14 sui lati più lunghi.

Di esso si conserva tutto il colonnato della peristàsi (il porticato), ma si presume che non sia mai stato completato, probabilmente per via delle molteplici vicende belliche che caratterizzarono l’area al tempo. A testimonianza di questa ipotesi, la mancanza di scanalature nelle colonne e la presenza, soprattutto sul crepidoma (la scalinata del tempio), delle protuberanze che venivano realizzate a protezione dei blocchi durante la messa in opera, e che venivano poi fatte sparire in fase di rifinitura.

Negli anni Ottanta sono state rinvenute tracce della fondazione della cella, il luogo in cui veniva ospitato il simulacro della divinità nei templi greci e romani, insieme a tracce di costruzioni precedenti, che farebbero pensare che il tempio venne fatto erigere su un luogo ancor più antico; fu visitato da Goethe nel XVIII secolo.

Autore | Enrica Bartalotta

Credit immagine • Segesta in HDR – Foto di Edgar Balea González