È risaputo che diverse persone arrivino da ogni parte del mondo in Sicilia per gli obiettivi più disparati. Chi per semplice piacere della scoperta di meraviglie naturalistiche, architettoniche e gastronomiche, chi per interesse antropologico e chi, invece, vuole semplicemente studiare. È proprio questo il caso di chi vuole approcciare da molto vicino le Caracee nel loro ambiente naturale. Secondo l’autorevole enciclopedia Treccani, si tratta di “alghe verdi, acquatiche, aderenti al substrato mediante rizoidi, con struttura molto regolare”. Dettagli molto tecnici, ma che comunque restituiscono l’esatta dimensione dell’importanza della Sicilia anche in questo settore.

Studiosi da ogni parte del mondo in Sicilia

L’appuntamento è stato organizzato dai dipartimenti Stebicef e il Centro Interdipartimentale Cirita dell’Università di Palermo, e l’associazione Forum Plinianum onlus, con il contributo della Università di Palermo e del Sistema Museale di Ateneo. Sono in tutto 50 i ricercatori che provengono da Australia, Cina, Kazakhstan, Turchia, Libano, Israele, Spagna, Francia, Germania, Austria, Polonia, Norvegia e Russia. Decine di persone che hanno preso parte a Palermo al 22° Meeting del Group of European Charophytologists (Gec), una pletora di esperti caratura internazionale che studia le Cariophyte. Si tratta di un gruppo di alghe di acqua dolce (e salmastra) dette “alghe a candelabro” per la loro forma peculiare, di sicuro interesse sia in termini evoluzionistici che in termini ecologici. In buona sostanza, sono sensibili alle alterazioni ambientali: sono  utilizzate nel monitoraggio delle acque interne, ad esempio di laghi, di fiumi e di stagni.

La kermesse raduna ogni anno gli esperti europei del gruppo, ma non è affatto peregrina l’ipotesi che arrivino ricercatori anche da ancora più lontano. Durante il meeting gli studiosi relazionano e si confrontano su vari aspetti legati a questo gruppo di organismi vegetali, dalla tassonomia alla fisiologia, con riferimento sia alle specie attuali che a quelle fossili. Gli esperti hanno poi potuto vedere le alghe della Riserva Naturale “Lago Preola e Gorghi Tondi”, a Mazara del Vallo, nelle Saline di Trapani e Paceco e al Biviere di Cesarò.