La Torre Alessi di Catania non ebbe lunghissima vita, eppure rappresentò, a suo modo, un pezzo di storia della città. Si trattava di un edificio, costituito da un serbatoio d’acqua per irrigazione e da una sovrastruttura a torre a tre elementi, con funzione di salotto belvedere. Realizzata con un’architettura eclettica e di gusto esotico, fu demolita nel 1963.

Torre Alessi Catania storia

Costruita alla fine dell’Ottocento su progetto dell’architetto Carlo Sada, per conto di Salvatore Alessi, secondo alcuni richiamava il linguaggio eclettico (eclettismo liberty catanese) in stile goticizzante. Alessi era proprietario dell’omonimo giardino. La torre Alessi non è sopravvissuta al boom edizlizio che tra il 1958 e il 1965 cambiò l’assetto urbanistico di Catania.

Nuove costruzioni la circondarono da ogni parte e alla fine, nel maggio del 1963, essendo in gran parte distrutta venne abbattuta definitivamente. Stando alle indicazioni fornite dall’ingegner Laudani in un’intervista del settembre del 2008, si trovava in un punto dell’area dove fu innalzato ad opera della ditta di Antonino Lanzafame, il grande edificio residenziale che oggi si estende tra la via Federico Ciccaglione e la via Salvatore Paola.

Torre Alessi descrizione

Per quanto riguarda la struttura della Torre Alessi, l’impianto torre-vasca era circondato tutt’intorno da una scala a spirale di 196 gradini, adornata da ringhiere. Era costituito da 4 elementi. La vasca di 262 metri cubi aveva un’altezza di 17 metri e costituiva un’importante riserva d’acqua per il giardino.

Al di sopra vi era, con funzione di salotto, un locale quadrato, pavimentato con lastroni di marmo e con tre finestroni ornamentali. Il terzo elemento era una piccionaia con quattro finestre. Vi era, infine, un terrazzo, con funzione di belvedere, sormontato da una cupola di stile moresco in ferro.

Questa caratteristica costruzione ispirò Gli anni perduti di Vitaliano Brancati. Lo scrittore all’inizio del capitolo quarto della terza parte descrive la torre in modo efficace:

«La guglia verde, di stile moresco, era sostenuta da nove colonnette. Sotto la terrazza, l’architrave era dipinta in oro, e il fregio, ricamato da sfere oblunghe, brillava di verde mare. Il balcone del secondo piano era di forma triangolare, precisata in un perfetto triangolo dal contorno, il cui vertice era sormontato da un rosone; lo zoccolo era tondo, e per mensola aveva un gran fiocco di pietra che terminava in una nappa.

Il primo piano e il terzo erano trapassati dal cielo d’oriente e da quello d’occidente, per via di due finestrelle a mezza luna che aperte nelle due opposte pareti e lasciate prive di imposte e di vetri combaciavano, come nella mente, le immagini dei due occhi. La scala avvolgeva la torre, con giri larghi e drappeggiati dal muro. Salendo si aveva l’impressione di mettere il piede sopra un cielo che stesse per spaccarsi come il ghiaccio che crocchia».