In un post pubblicato su Facebook il 22 gennaio del 2016, Catena Fiorello, scrittrice e sorella di Rosario, parla della Sicilia: le sue parole ci hanno colpito, anzitutto perché dimostrano un amore vero nei confronti di questa terra. Abbiamo pensato di condividerle con i lettori di Siciliafan.

Non aggiungiamo nulla di più, riportiamo integralmente il testo (questa è la pagina Facebook della scrittrice):

Approfitto di una pausa per parlarvi della mia terra: la Sicilia. Vi chiederete, perché? Perché ieri, una ragazza (senza cattiveria, lo so), ha fatto un commento che a me non è piaciuto. Sotto il video in cui io e il mio caro amico ridiamo e scherziamo sui modi di fare dei siciliani, sul loro (nostro) modo eccessivo di dimostrare l’affetto, anche accompagnando un parente in stazione, o all’aeroporto, lei ha scritto – Che brutto aeroporto! Be’, brutto l’aeroporto di Catania, proprio no.

E’ un aeroporto internazionale, rimodernato varie volte, insomma, c’è di peggio in Italia, anche in città che si definiscono ultra fighe. Ma la questione non è verificare se l’aeroporto di Catania sia più o meno bello dal punto di vista architettonico, o se i suoi standard di efficienza garantiscano servizi migliori degli altri, no. Io non rappresento l’Enac, né altre associazioni di consumatori, o che vigilano sugli aeroporti. Io sono soltanto una siciliana innamorata della sua terra, e mi dà fastidio percepire il preconcetto a priori.

L’angolo che è stato ripreso in quel video, altro non è che una zona off limits per ristrutturazione, incerottata da grossi teloni di plastica che servono a proteggere i muri. Ora dico io, può essere bello un cantiere? Forse, ma per gli addetti ai lavori, per chi guarda senza sapere vede esattamente quello che c’è da vedere: confusione, calcinacci, sporco, qualche volta. Ma torniamo al punto di prima. Sì, mi dà fastidio sentir parlare male della mia terra, come se fosse una madre.

Lo so che abbiamo tanti problemi, lo so che un sacco di cose non funzionano, lo so che c’è l’abusivismo (peccato però che ci sia da tante altre parti) , e lo so che la gente ancora oggi è costretta a emigrare per cercare un pezzo di pane. Lo so. Ma non è sempre colpa nostra. L’assistenzialismo, la connivenza, l’omertà, e tanti altri bla bla bla, non sono la matrice genetica con cui tutti i siciliani nascono.

E poi, insomma, un conto è parlar male da siciliani per lamentarsi delle cose che bisogna subire, e perché ci si vive in quel posto, e un conto è sentire dei chiacchiericci magari da chi, dopo una settimana che ci va in vacanza pretende di aver capito tutto. Mi scoccia, lo so, sarò limitata, sarò ottusa, ma come diretta interessata a me provoca un dolore profondo sentir dire ovvietà sulla mia terra madre.

Ci sono nata, della sua essenza sono impastata, e mi piacerebbe vedere più amore verso un luogo che tanti mente eccelse ancora oggi definiscono mitologico ed esemplare, e se qualche cogl… ci ha costruito gli alberghi sulle spiagge, tanti di noi che ci possono fare? I politici corrotti non li vorrebbe nessuno, nemmeno chi li vota, ma a volte il maledetto bisogno ti fa sbagliare. Sapete che ho scelto questa canzone? Perché fa parte della colonna sonora del film di Crialese, “Terraferma”.

E sapete cosa racconta questo film? Della grande capacità dei siciliani di accogliere i forestieri, di farli entrare in casa, senza chiedere né il passaporto, né se hanno soldi. Il siciliano fa così, e non si aspetta nulla. Sì, è vero, questo argomento mi stressa ogni volta, ma per favore, smettetela di porvi come i sapientini del mondo.

Noi siamo un popolo dignitoso e onesto, e per nobile genia non parliamo mai male dei paesi degli altri. Tutto qui. Però per colpa di cento imbecilli non possiamo pagare in solido. L’aeroporto di Catania? Quando sarà finito vedremo se fa vomitare. Saluti a tutti e buona serata. (Ascoltate la canzone, è bellissima). E FOZZA SICILIA, SI A MEGGHIU.

Foto di Giuseppe Marano