010101I nostri sguardi, stamattina, sabato 5 luglio 2014, sono persi nel vuoto, colmi di paura, sintomatici di intere nottate senza più sonno. I pugni e i denti serrati per la rabbia e la disperazione. Oggi ci hanno privato anche della corrente elettrica, sono riusciti a sabotare anche la cabina che ci garantisce il servizio.

Siamo gli imprenditori della zona industriale di Campobello e Ravanusa, ridotta alle sembianze di un campo di battaglia dove si combatte ogni giorno contro nemici violenti e ignoti. No, non ci troviamo né in Siria né in Nigeria, siamo nel cuore della Sicilia. Il posto in cui abbiamo costruito i nostri capannoni industriali, nonostante tutte le “classiche” difficoltà della nostra amata Sicilia e della crisi, dove ogni mattina ci sacrifichiamo per portare avanti la nostra attività e garantire quei pochi posti di lavoro che riusciamo a dare, ha tutti i connotati di un territorio martoriato da un costante bombardamento: un polo tecnologico ridotto a carcassa, la gran parte dei capannoni saccheggiati dai vandali, assenza di servizi essenziali, illuminazione insufficiente, condizioni di sicurezza pari allo zero, un ingresso dallo scorrimento veloce chiuso da decenni, che ci costringe a eseguire manovre da funamboli per accedere al nostro luogo di lavoro.

Oggi ci troviamo a guardarci tutti negli occhi, stremati, ridotti in ginocchio, vittima del colpo di grazia che tutti temevamo e che oggi abbiamo subito con la violenza di una sferzata mortale.

Nelle campagne vicine, già da tempo si susseguono le scorrerie di bande, spesso, a quanto sembra, armate, di balordi che attaccano cabine e linee elettriche per sradicare i fili di rame della corrente.

A niente è servita la presenza di “eroici” servizi di sorveglianza pagati con i nostri fondi. Nella nostra solitudine abbiamo vissuto episodi gravissimi di aggressioni contro gli uomini della vigilanza che provano a difenderci, come hanno riportato diverse volte i media.

Oggi la paura prende il sopravvento, i nostri macchinari sono fermi, a rischio ci sono le nostre vite e quelle delle nostre famiglie, non potendo lavorare non possiamo onorare gli impegni con i nostri clienti, per quelle spoglie di lavoro che ancora sussistono in questo deserto sociale ed economico sul quale tentiamo di rimanere in equilibrio.

Siamo costretti a improvvisare, in queste nottate, ronde spontanee e solitarie, immersi nelle tenebre più fitte, data l’assenza di corrente, per controllare che gli sciacalli non si accaniscano, con la complicità del buio, contro i nostri capannoni ormai indifesi.

Abbiamo paura che da un momento all’altro qualcuno possa rimetterci qualcosa di più di qualche centinaio o migliaio di euro.

Così, in ginocchio come siamo stamattina, scongiuriamo Voi autorità di intervenire per evitare il degenerare di questa tragedia verso esiti irreversibili.

Vi supplichiamo di darci un segnale sollecito della presenza dello Stato e delle Istituzioni. Siamo convinti che l’unica soluzione sia ormai quella di presidiare il territorio costantemente, se necessario, con l’ausilio dell’Esercito.

Questa agonia non può durare ancora a lungo. Preghiamo l’Enel di fare il possibile per ripristinare il servizio con urgenza, anche con mezzi provvisori.

Preghiamo infine gli organi di informazione di darci voce e raccontare questo disastro.

 

Dateci una mano affinché quelle ultime tracce di lucidità che ancora prevalgono in noi non cedano di fronte all’esasperazione e alla rabbia. Affinché cessino questi atti di terrorismo contro le imprese e i lavoratori onesti.

 

Con tutta la nostra fiducia e il nostro senso delle Istituzioni,

Vi chiediamo aiuto.

 

RAVANUSA, 05/07/2014