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I libri sono energia per la mente eppure sembra che i siciliani non siano interessati a fare scorta di questa energia. Almeno stando ai numeri. Terribili quelli della Sicilia, in cui il 71,8% degli abitanti non ha letto un libro nel 2014: vale a dire quasi i tre quarti della popolazione intera. Una  percentuale disarmante che porta con sé un desolante appiattimento culturale.

Nel Mezzogiorno la lettura continua ad essere molto meno diffusa rispetto al resto del Paese: meno di una persona su tre nel Sud e nelle Isole ha letto almeno un libro (la quota di lettori è rispettivamente il 29,4% e il 31,1% della popolazione).

Del resto va detto e basta guardarsi intorno per rendersi conto che è molto più facile trovare un bambino o un adulto con in mano uno smartphone che un libro. La fotografia dell’Istat sul numero di lettori nell’isola è a dir poco allarmante. Secondo il  rapporto Istat dal titolo “La produzione e la lettura dei libri in Italia”, la scarsa propensione alla lettura dipende dal basso livello di istruzione, ma anche dalla mancanza da parte dei possibili lettori delle risorse necessarie a poter accedere a determinate opportunità culturali, tra le quali la lettura. Vero è che i prezzi dei libri non sono quelli di una volta, ma  anche l’attenzione e l’interesse sono profondamente cambiati insieme alle abitudini della gente, che – magari in sala d’attesa dal medico – si appassiona molto di più ad un giochino sullo smartphone che a un bel libro.

Cosa si legge nel rapporto “La produzione e la lettura dei libri in Italia”?  Nel 2014, oltre 23 milioni 750 mila persone di 6 anni e più dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l'intervista, per motivi non strettamente scolastici o professionali. Rispetto al 2013, la quota di lettori di libri è scesa dal 43% al 41,4%. La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 48% delle femmine e solo il 34,5% dei maschi hanno letto almeno un libro nel corso dell'anno. La quota di lettori è superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 ed i 19 anni mentre la fascia di età in cui si legge di più è quella tra gli 11 e i 14 anni (53,5%). La propensione alla lettura è fortemente condizionata dall'ambiente familiare: leggono libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 32,7% di quelli con genitori che non leggono libri. Si legge di più nei comuni centro dell'area metropolitana: la quota di lettori è al 50,8%, ma scende al 37,2% in quelli con meno di 2.000 abitanti. Quasi una famiglia su dieci (9,8%) non ha alcun libro in casa; il 63,5% ne ha al massimo 100. I "lettori forti", cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 14,3% dei lettori, una categoria sostanzialmente stabile nel tempo.

 
Eppur si muove. Ovvero quel popolo di lettori che proprio non ne vuole sapere di rinunciare al fascino e alla sostanza dei libri cerca di smuovere le acque e lo fa con movimenti di pensiero, hashtag, rassegne e iniziative promosse anche sui  social network.

L’A.I.E. (Associazione Italiana Editori) per rispondere alla crisi di lettori ha lanciato sui social l’hastag, #ioleggoperchè, per creare una collana che conterrà 24 titoli di autorevoli scrittori destinata ai “futuri lettori”. L'obiettivo è di stimolare chi legge poco o chi non legge: parliamo di ben più della metà degli italiani. Fulcro dell’iniziativa sono i messaggeri, dei portavoce della lettura,  ovvero persone che amano leggere: sono l’asse portante di questo progetto, appassionate, competenti e motivate, che incontreranno dappertutto le persone a cui affidare i libri, a scuola, all’università, al lavoro, sui treni locali, nelle biblioteche, nelle librerie.  Si tratta di una grande e innovativa iniziativa nazionale di promozione del libro e della lettura rivolta ai futuri lettori, fondata sulla passione dei lettori di ogni età ed estrazione. Il 23 aprile è la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore e in Italia sarà il giorno di #ioleggoperché.