Ci sono frutti che non si trovano negli scaffali dei supermercati e che rischiano di sopravvivere soltanto nel ricordo di chi li ha assaggiati da bambino. È da qui, da ciò che la terra ancora custodisce, che riparte una nuova storia siciliana: è stata ufficialmente costituita la Condotta Slow Food Etna, nata per tutelare il patrimonio agroalimentare, la biodiversità e le tradizioni del territorio vulcanico.
L’assemblea costitutiva si è svolta a Sant’Alfio, sul versante orientale del vulcano. È stata anche l’occasione per un sentito ricordo di Carlo Petrini, il fondatore del movimento. Alla guida della nuova condotta è stato eletto Gaetano Aprile.
Una cantina come quartier generale
Come sede ufficiale è stata scelta Contrada Favazza, la realtà di Sant’Alfio che ospita la Favazza Etna Winery. La struttura è già un punto di riferimento per l’enoturismo e per le esperienze culturali alle pendici dell’Etna.
Da oggi diventa anche il cuore operativo e il simbolo della nuova associazione: il luogo da cui partiranno progetti, incontri e attività rivolte a produttori, cuochi e comunità del territorio.
Mele antiche, castagne e nocciole: cosa vuole salvare la condotta
Al centro del lavoro c’è la salvaguardia delle produzioni locali. Il primo fronte è il recupero delle antiche mele dell’Etna, varietà dai nomi che raccontano già un mondo: la cola, la gelato, la cirino.
Accanto ai frutti dimenticati, la condotta punta a valorizzare la castanicoltura e la coltivazione delle nocciole, due filiere che segnano il paesaggio agricolo dei versanti etnei.
Il progetto nasce in stretta collaborazione con le comunità locali e con i produttori, tra cui la Cooperativa Zaufanah. Coinvolge anche il Parco dell’Etna e il mondo della ricerca.
Buono, pulito e giusto, nel segno di Carlo Petrini
La nuova realtà vuole diffondere sul territorio etneo il modello alimentare costruito sui tre pilastri storici di Slow Food:
- Buono: un cibo di qualità, saporito e legato alle identità locali.
- Pulito: produzione e consumo sostenibili, rispettosi degli ecosistemi, della biodiversità e del benessere animale.
- Giusto: condizioni di lavoro e compensi equi per chi produce, trasforma e distribuisce il cibo.
Sono gli stessi principi difesi per una vita da Carlo Petrini, scomparso lo scorso maggio a 76 anni, a quarant’anni dalla fondazione del movimento nato nel 1986. Durante l’assemblea il suo ricordo ha attraversato gli interventi. Il momento più intenso è stato quello del vicepresidente nazionale Francesco Sottile.
Slow Food è nato in opposizione all’omologazione del gusto, alla frenesia della vita moderna e allo sfruttamento intensivo delle risorse. Oggi prosegue la sua missione attraverso reti internazionali, progetti di tutela ed educazione alimentare, con un obiettivo dichiarato: fare del cibo un diritto per tutti e uno strumento di equità.
Chi guida la nuova condotta
Il presidente Gaetano Aprile è stato in passato direttore generale dell’Irvo. All’assemblea hanno preso parte, tra gli altri, Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia, e Fabio Di Francesco, presidente di Slow Food Sicilia. Erano presenti anche rappresentanti dei comuni vicini, dell’università, del GAL e della Pro Loco.
Il consiglio direttivo è così composto:
- Presidente: Gaetano Aprile
- Vicepresidente: Gaetano Urzì
- Tesoriere: Matilde Riccioli
- Segretario: Antonio Di Mauro
- Consiglieri: Turi Caggegi (comunicazione), Mariacristina Cocuzza (eventi e social), Loredana Porto (castanicoltura ed educazione)
«Siamo onorati di prendere in mano le redini di questa nuova condotta in un territorio unico al mondo come l’Etna», ha dichiarato il neo presidente. «Lavoreremo in rete con i produttori, i cuochi e le comunità locali per proteggere la nostra biodiversità e raccontare la bellezza del nostro vulcano attraverso il suo cibo».
Per un territorio riconosciuto patrimonio dell’umanità, è una scommessa che si gioca tra il campo e la tavola. L’obiettivo è che frutti e saperi a rischio di scomparire tornino a essere coltivati, cercati e raccontati.
