Sei su Telegram? Ti piacciono le nostre notizie? Segui il canale di SiciliaFan! Iscriviti, cliccando qui!
UNISCITI

Se siete siciliani o siete soliti trascorrere del tempo in Sicilia, è probabile che abbiate già sentito il modo di dire “E cu parra, ‘u paraccaru?“. Si tratta di un’espressione comune e abbastanza diffusa, che assume sfumature diverse a seconda della parte dell’isola. La lingua siciliana è un elemento distintivo dell’identità del territorio e di chi lo vive.

Non va confusa con un dialetto: è una lingua con una propria struttura grammaticale, un vasto vocabolario e una varietà di dialetti interni, che riflettono la storia complessa e le influenze che hanno plasmato l’isola nel corso dei secoli. L’importanza della lingua siciliana va oltre l’aspetto comunicativo perché, proprio come nel caso dei proverbi o dei modi di dire, veicola tradizioni, storie e valori.

Dal punto di vista della letteratura, ha contribuito al patrimonio italiano e mondiale: in particolare, la poesia siciliana ha colto molto bene essenza e anima di una terra e di un popolo, esprimendo con intensità emozioni e passioni. Conservare e promuovere la lingua siciliana è fondamentale per mantenere viva la diversità culturale dell’isola. Per questo motivo, ci piace proporvi oggi un modo di dire diffuso ma che, per alcuni, forse è caduto un po’ nel dimenticatoio.

Foto Studio Mondi, Castelfranco Veneto (TV) – CC BY-SA 4.0

Vogliamo, anche attraverso questo contributo, connettere le generazioni, trasmettendo saggezza, usanze e storie di vita. Detto questo, è il momento di scoprire l’origine e il significato del modo di dire “E cu parra, ‘u paraccaru?“.

La frase si rivolge a qualcuno che non sta prestando ascolto, quindi viene pronunciata da una persona che non riceve attenzione. L’origine è da ricercare nell’antico mestiere dell’ombrellaio, una figura presente fino alla metà degli anni Cinquanta del Novecento circa. Con la ripresa economica e le nuove tecnologie, nessuno ha più ritenuto necessario far riparare gli ombrelli, ma ha preferito acquistarne di nuovi. Il grido dell’ombrellaio, attraverso il quale si faceva pubblicità, veniva ascoltato sempre meno. Così, dire “E cu parra, ‘u paraccaru?”, sottolinea questa mancanza di attenzione.

Articoli correlati