Si chiama “a’ pisata” ed è una delle antiche tradizione contadine della Sicilia di una volta.

Di cosa si tratta?

Con l’arrivo della bella stagione, quando il grano brilla nelle nostre campagne, giunge il tempo della mietitura.

Per ottenere i chicchi dorati, prezioso risultato del lavoro dell’uomo, si deve rispettare una procedura precisa, stabilita con cura dall’esperienza dei contadini. La prima cosa da stabilire è la zona dove fare “a pisata”. Serve uno spazio piano, ben ventilato, dove poggiare i covoni (gregna, in siciliano). A questo punto iniziava la pisata vera e propria. Che, nonostante quel che sembra indicare il termine, non è assolutamente il calcolo della quantità del grano, ma la tecnica utilizzata per separare i chicchi di grano dal loro stelo.

Come si procede?

Si tratta di far triturare il grano dagli zoccoli degli animali adibiti allo scopo, quasi sempre delle mule, l’incrocio tra asino e giumenta. Il calpestio dei loro zoccoli serviva proprio a far tirare fuori i chicchi dalla spiga. Le mule corrono in cerchio, calpestando i covoni che vengono spostati a poco a poco, per fare a modo che tutto il raccolto venga triturato.

A questo punto, ai contadini toccava affidarsi al vento, per ottenere finalmente i tanto agognati chicchi di grano. Armati di tridente, un bastone a tre punte di legno, il soffiare del vento consentiva ai contadini di separare il grano dalla paglia. Sollevando i covoni triturati col tridente, la paglia mossa dal vento si adagiava ai bordi mentre il grano cascava per terra.

La pisata può andare avanti per giorni, fino a quando non siano stati triturati tutti i covoni raccolti dai contadini. Per i bambini erano giornate di festa. Un tuffo nei covoni non era mai proibito.

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