Conzapiatti e lemmi: chi lo ricorda?

  • Vogliamo parlarvi di un antico mestiere siciliano.
  • Questi lavori della tradizione, ormai scomparsi, ci raccontano la Sicilia di un tempo, quella della tradizione.
  • Qualcuno, ancora, se li ricorda, mentre per altri sono del tutto sconosciuti: scopriamone di più insieme.

È sempre bello parlare di antichi mestieri siciliani. Si tratta di lavori che oggi non esistono più ma che, un tempo, erano diffusi e molto utili. Queste professionalità oggi sono diventate un ricordo o rappresentano il folklore, mentre anticamente facevano parte della quotidianità, soprattutto nelle comunità più piccole e nei paesi. Il conza piatti e lemmi era una artigiano che provvedeva alla riparazione dei piatti rotti. Ebbene sì, avete proprio letto bene. Se oggi si rompe un piatto, quasi mai si perde tempo a ripararlo, mentre prima era considerato normale ricorrere al lavoro di un esperto in materia. Il fatto che esistesse un mestiere di questo tipo ci dimostra che il consumismo (e il benessere) hanno sicuramente influito sul nostro modo di vivere.

Cosa faceva il conza piatti?

Vediamo, dunque, come si svolgeva il lavoro del conzapiatti. Gli attrezzi che gli occorrevano erano: un trapano a mano fatto di legno, filo di ferro non molto grosso e lo stucco bianco in polvere. Tutto questo veniva tenuto in una cassetta di legno, che portava sulla spalla, e così andava in giro a cercare lavoro. Già, perché il suo lavoro si svolgeva principalmente porta a porta. Dopo un attento esame degli oggetti da sanare, sulle parti rotte praticava in modo simmetrico dei forellini, dove infilava il filo di ferro, che opportunamente stringeva per fare combaciare le parti rotte. Infine passava una leggera mano di stucco lungo la frattura e sui fili di ferro. E così l’oggetto ritornava a svolgere la sua originaria funzione. Semplice e intuitivo, indubbiamente rudimentale, ma molto efficace.

Foto di Emilio Corino

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