Parliamo di antichi mestieri siciliani: chi era u’ cufinaru?

Un antico proverbio siciliano recitava: “U matinu inchi u cufinu”.  Ma vi siete mai chiesti cosa è u cufinu? Ebbene u cufinu altro non è che una grossa cesta a forma di cono tronco costruita artigianalmente con listelli di canna o con verghe di olivastro ma anche di quercia e castagno.

Serviva essenzialmente per il trasporto di uva durante la vendemmia, ma vi si trasportava anche concime e spesso erano pure le donne a ricorrerne all’uso per il trasporto del bucato. La costruzione del cufinu o di altri simili oggetti come per esempio i panàra, era affidata alle abili mani di tanti artigiani, oggi quasi del tutto scomparsi, che si chiamavano proprio i cufinara.

Erano veramente bravi, dei veri e propri artisti che con movimenti rapidi e sicuri eseguivano gli intrecci, stando seduti davanti l’uscio di casa o all’interno di vere e proprie botteghe. Il posto, spesso buio e malsano, era sempre pieno di curiosi, non mancavano i bambini, che si fermavano per scambiare quattro chiacchiere ed assistere alla creazione di queste utilissime opere.

Appoggiati agli scoloriti muri di bianca calce che trasudavano umido, fasci di canne e verghe di ogni tipo; appese ai chiodi nelle stesse pareti o penzolanti dalle travi di legno del tetto una gran quantità di panara, carteddi, e pure fasceddi che i pastori utilizzavano per la preparazione della ricotta. Oggi è la plastica, antiestetica e dannosa, ad avere sostituito indegnamente gran parte di questi contenitori e ad avere mandato anzitempo in pensione tanti cufinara.

Pochi infatti quelli “sopravvissuti” che ancora producono i loro manufatti ormai indirizzati solo al mercato  turistico e folklorico. Rimane anche in questo caso la nostalgia ed il ricordo per questi antichi mestieri che erano l’anima della nostra Sicilia e l’espressione più genuina dell’artigianato popolare, strettamente legato a quelle che erano le attività principali della nostra terra, ovvero l’agricoltura e la pastorizia.

Di Nando Cimino