Girava per i vicoli delle città con una piccola fornace nella quale fondeva lo stagno che utilizzava per tappare i buchi nel rame in modo da non lasciare l’ossido, altamente tossico, a contatto con i cibi. Inoltre, era anche in grado di rimediare ad ammaccature e di sostituire manici rotti.
Quando gli veniva portato un recipiente da riparare, la prima operazione era quella di eliminare le ammaccature che venivano livellate poggiando l’oggetto sull’incudine e battendolo con il martello. I chiodi servivano per rinforzare i manici. La stagnatura, invece, avveniva mettendo sul fuoco la pentola portando lo stagno, con l’aiuto dell’acido muriatico, alla sua temperatura di fusione: in questo modo, venivano eliminate le parti rovinate e le si sostituiva con il materiale nuovo.
Foto inviata da Pino Marchica

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