Alla scoperta di Gibellina.

  • Il destino di questa cittadina è indissolubilmente legato al terremoto del Belice del 1968.
  • In una sola notte, la furia della natura rase al suolo interi edifici, spazzando via alcuni paesi della Sicilia.
  • Da quelle macerie, Gibellina ha creato un’opera d’arta unica.

Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 il destino della Sicilia cambiò inesorabilmente. Il terremoto del Belìce spazzò via interi paesi, ma non tutte le macerie ebbero lo stesso destino. Se, ad esempio, i ruderi di Poggioreale sono rimasti fermi nel tempo, quelli di Gibellina sono diventati un’opera d’arte: il Cretto di Burri. Il centro abitato attuale, noto anche come Gibellina Nuova, è nato dopo il terremoto, in un sito che in linea d’aria dista circa 11 km dal precedente. Il vecchio centro, distrutto dal sisma, è stato abbandonato e negli anni Ottanta è stato trasformato nel Cretto di Burri, un’opera di land art dell’artista Alberto Burri. Non ci sono molti cretti di questo tipo, al mondo: l’opera siciliana ha dunque un significativo rilievo.

Origini di Gibellina

Il toponimo della cittadina dovrebbe derivare dall’arabo Gebel (cioè “montagna”, “altura”) e Zghir (cioè “piccola”). Il nome completo, dunque, starebbe a indicare “piccola montagna“, “piccola altura”. Secondo alcuni storici questo centro sarebbe stato fondato dagli Arabi nell’Alto medioevo. La parte medievale si formò nel secolo XIV, intorno al castello edificato da Manfredi Chiaromonte.

Prima del terremoto era una piccola cittadina con poco più di 6000 abitanti divisa in sei quartieri. Confinava a nord con la provincia di Palermo, ad est con Poggioreale, a sud con Salaparuta, ad ovest con Santa Ninfa e a nord-ovest con i comuni di Calatafimi e Alcamo. Aveva una posizione centrale, anche se per raggiungerla bisognava percorrere strade scomode e quasi impraticabili. Queste difficoltà costituirono un limite naturale al suo sviluppo economico, ma che insieme consentirono agli abitanti di conservare, forse con maggiore fedeltà di altri siciliani, il ricordo della tradizione, dei costumi, la memoria complessiva del passato.

L’abitato sorgeva sul feudo Busecchio, estendendosi sui cinque colli di Piano di corte, Santa Caterina, Matrice, Mulino del Vento e del Castello Chiaramontano. Da qui lo stemma del paese: una torre su cinque colli.

Il terremoto e la rinascita artistica

Come abbiamo anticipato – e come purtroppo è noto – il terremoto del Belice ha segnato indelebilmente il destino di tanti comuni siciliani. Dopo il terremoto del 1968 e le devastazioni, a Gibellina fu lentamente avviata la ricostruzione del paese. Invece di riedificare nelle vicinanze dell’antica cittadina, fu ripresa una ventina di chilometri più a valle. Gibellina nuova sorse sul territorio del comune di Salemi, in contrada Salinella, in seguito a una votazione del consiglio comunale.

Per la ricostruzione della cittadina l’ex sindaco della città Ludovico Corrao decise di chiamare a Gibellina diversi artisti di fama mondiale, come Pietro Consagra e Alberto Burri. Proprio Alberto Burri si rifiutò di inserire una sua opera nel nuovo contesto urbano che si stava costruendo, ma realizzò il Cretto di Burri, o Grande Cretto. Si tratta di un’opera di land art, sorta sulla vecchia Gibellina, a memoria del sisma che la distrusse. All’appello del sindaco risposero ancheMario Schifano, Andrea Cascella, Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Franco Angeli, Leonardo Sciascia. La città divenne subito un immenso laboratorio di sperimentazione e pianificazione artistica, in cui artisti e opere di valore rinnovarono lo spazio urbano secondo una prospettiva innovativa.

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