Sopra i Monti Erei, in una zona collinare interna, sorge Calascibetta. Siamo in provincia di Enna, sullo spartiacque fra i bacini dei fiumi Simeto e Imera Meridionale. Il suo nome deriva probabilmente dall’arabo “qalʾat” (قَلْعَة) e “xibet o scibet” (/ˈʃibet/) parola che indica proprio il monte su cui si erge il centro abitato. Viene comunemente tradotto come “il castello sulla vetta”, proprio a tal riguardo può darsi che la parola xibet abbia legami con la parola araba jabal (جَبَل) che significa montagna (così come accade per la parola Mungibeddu).

Storia di Calascibetta

Si pensa che Calascibetta sia nata nel IX secolo, come accampamento militare musulmano sulla rocca antistante Henna, per tentare l’assedio della roccaforte bizantina. Il territorio fu abitato già in epoca antichissima, come testimoniano le necropoli della Calcarella (XI-X secolo a.C.), di Realmese (con tombe dei secoli IX e VI secolo a.C.), di Valle Coniglio (sec. X-VII a.C.) e di Malpasso (età del rame).

Frequentata in epoca bizantina, si ritiene che una vera e propria fondazione di Calascibetta sia avvenuta con la conquista normanna dell’isola. Se ne fa menzione nel 1062, quando fu fortificata da Ruggero I, che fece costruire il castello denominato “Marco”, la prima cinta muraria, il primo borgo, e il grande duomo dedicandolo alla Vergine Maria e all’Apostolo San Pietro.

Rimasta poi città demaniale, conosce un periodo di ineguagliato splendore, favorita e preferita come fu dai re aragonesi, tra cui Pietro II che durante un soggiorno vi spirò, che la dotarono, sull’esempio dei normanni, di templi e monumenti. I suoi abitanti sono chiamati xibetani.

Cosa vedere a Calascibetta

La Chiesa Madre è dedicata a San Pietro Apostolo (il patrono) e alla Vergine Assunta. Il nucleo dell’edificio risale al XIV secolo e in seguito ha subito diversi rimaneggiamenti. La facciata principale presenta decorazioni risalenti al Cinquecento. Al suo interno vi sono diversi tesori, come un prezioso reliquiario.

Degne di nota sono anche la Chiesa di S. Antonio Abate, risalente al XVII secolo, la Chiesa dei Cappuccini, inaugurata nel 1589 e contente l’Adorazione dei Magi di Filippo Palladini del 1610, la centralissima Chiesa di Maria ss. del Carmelo, costruita nel 1771 dai Carmelitani e dotata di tre navate, e la Chiesa di Maria ss. del Buonriposo.

La Necropoli di Realmese è un sito archeologico dell’Età del Ferro, a tre chilometri da Calascibetta. Si tratta di una necropoli di tipo pantalicano, costituita da 288 tombe a “grotticella” molto particolari, risalenti al periodo compreso tra il IX e il’VI secolo a.C. È facilmente raggiungibile dall’autostrada A19 uscita Enna.  I reperti rinvenuti dall’archeologo Luigi Bernabò Brea tra il 1949 ed il 1951 sono esposti presso il Museo Paolo Orsi di Siracusa ed il museo Varisano di Enna.

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