Il carciofo spinoso di Menfi è un eccellente prodotto della terra siciliana, che ha anche rischiato di scomparire. È famoso e apprezzato dai buongustai, ma teme la concorrenza degli ibridi che vengono da fuori, che sono anche tre, quattro volte più produttivi. Il territorio di Menfi (Agrigento) è fertile e coltivato a vigneti, oliveti e ortaggi. Tra le sue produzioni più pregiate vi è, appunto, quella del carciofo spinoso, di cui si ha notizia almeno dall’Ottocento.

Il terreno dedicato si estendeva a quei tempi dal fiume Carboj all’attuale riserva naturale Foce del Belice. Si tratta di una varietà autunnale: i primi capolini, chiamati “mammi”, hanno forma ellissoidale, mentre i secondi, gli “spaddi”, sono ovoidali.

Questo delizioso carciofo ha dimensioni medie rispetto alle varietà autunnali. Le brattee, cioè le parte edibili, hanno la base verde, con un sopraccolore violetto, mentre nella parte superiore sono presenti grandi spine dorate. In passato, per questa sua caratteristica, era noto con il nome di “spinello”.

Il carciofo spinoso di Menfi è aromatico, croccante e delicato. Viene ricercato per la cottura alla brace, ma anche per la preparazione di sottoli, caponate e patè. Ha un alto contenuto di lignina, che lo rende più resistente sia alla conservazione in olio, che al calore intenso della brace.

Il suo nome, come è facile intuire, deriva dalla presenza di spine sulla cima delle brattee. Viene raccolto tra la fine di novembre e quella di aprile, quando si trincia la parte secca della pianta per favorire il recupero degli ovuli migliori, precedentemente segnati. Le carciofaie non richiedono molta acqua ed elementi nutritivi.

Da tradizione, la stagione del raccolto termina a Menfi il 1 maggio. Gli abitanti del paese in quella occasione si riuniscono in campagna per arrostire gli ultimi carciofi, che vengono prima sbattuti con le spine su un piano di marmo e poi cotti su braci di olivo. Si condiscono con olio extravergine d’oliva, sale e aglio.