La Sicilia piange le 13 vittime del maltempo che si è abbattuto sull’isola il 3 novembre. A Casteldaccia, nel Palermitano, 9 persone hanno perso la vita. Sono state travolte dalla piena del fiume Milicia mentre si trovavano in una villetta. Tra i superstiti, oltre a Giuseppe Giordano, che era sul posto, c’è anche Luca Rughoo, che si era allontanato insieme alla figlia e alla nipote per andare a comprare dei dolci. Rughoo ha perso il figlio di tre anni, la moglie e la madre.

Quando è rientrato, ha trovato la “devastazione”, ha spiegato a Repubblica. «Mio cognato (Giuseppe Giordano, ndr) era su un albero. Ho capito subito che mio figlio e mia moglie erano lì sotto».

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Luca si è gettato nel fango per cercarli. «Ero disperato. Il livello era alto, i detriti e l’acqua mi sono arrivati fin sotto il mento. Annaspavo e cercavo mani da afferrare. Urlavo i nomi del mio bambino, di mia moglie, dei miei nipoti, di mia madre. Mi sembrava di essere in un incubo».

E ancora: «Davanti avevo la morte, dietro di me mia figlia che urlava ‘Papà torna da me. Non mi lasciare’. Ho dovuto scegliere tra la vita e la possibilità di non farcela. Sono tornato indietro ma è lì sotto che dovevo finire anche io perché senza mia moglie e mio figlio non so come andare avanti. Francesco è morto per colpa mia».

«Quella sera – ha detto ancora – c’era anche mia madre e lui non la vedeva da tre giorni. Allora sono andato via di soppiatto perché ho visto che era in braccio a lei. Stavano giocando, non volevo che si staccassero».