Differenze tra pupi palermitani e pupi catanesi, quanti di voi le conoscono? L’opera dei pupi è un’antica tradizione di Sicilia, famosa in tutto il mondo. Rispetto al teatro delle marionette, ha come caratteristica la prevalenza di soggetti di argomento cavalleresco, le corazze e la meccanica adatta a rappresentare i fragorosi combattimenti con le spade.

Le leggende cavalleresche derivano dall’epica medievale francese. Diversi testi entrarono nelle compilazioni siciliane dell’Ottocento e del primo Novecento, pubblicate a dispense. Seguendo le dispense, i pupari siciliani sceneggiavano le storie e il dialogo veniva improvvisato.

Le differenze tra pupi palermitani e pupi catanesi

In Sicilia esistono due tipi di pupi: uno è detto palermitano (si trova nelle province di Palermo, Agrigento e Trapani) e uno detto catanese (nelle province di Catania, Messina e Siracusa). Ma quali sono le differenze tra pupi palermitani e pupi catanesi? Vediamole insieme.

I pupi palermitani sono alti circa 80 centimetri e sono mossi dal lato del palcoscenico, a braccio teso. Il manovratore sta tra le quinte, con i piedi sullo stesso tavolato in cui si muovono i pupi. La larghezza dell’apertura scenica è limitata dal fatto che i manovratori si devono poter sporgere senza farsi vedere nell’atto di passare un pupo da un lato all’altro. Il capo puparo regge tutto lo spettacolo, dà indicazioni agli aiutanti e per la musica.

I pupi catanesi sono alti 120-130 centimetri e vengono manovrati dall’alto di un ponte che si trova dietro la scena di fondo. Questo permette ai pupari di muoversi in un solo piano e di scostarsi soltanto poco dallo scenario. Per questo motivo il teatro catanese è poco profondo e guadagna in larghezza e visibilità.

Le ginocchia dei pupi catanesi sono rigide. A causa del peso e della difficile manovrabilità, il teatro catanese ha bisogno di un personale più numeroso. I parlatori non muovono i pupi, ma stanno seduti di lato, in una posizione che gli permetta di vedere il palcoscenico.

Per annunciare gli spettacoli, i pupari utilizzavano cartelli che rappresentavano i momenti salienti del ciclo narrativo. A Palermo i cartelli erano dipinti su tela, divisi in riquadri e inchiodati su due bastoni, intorno ai quali venivano arrotolati. A Catania erano dipinti su carta da imballaggio, con una sola scena. Venivano ripiegati per essere conservati.

Come distinguere i personaggi

Distinguere i pupi è facile. I cristiani e in genere i “buoni” entrano sulla scena da sinistra rispetto allo spettatore. I paladini portano gonne corte e ognuno ha il proprio stemma, mentre i saraceni portano pantaloni alla zuava e hanno stelle e mezzelune. Il pupo palermitano, una volta costruito, non cambia mai. A Catania, quando un personaggio muore, viene smontato e serve alla creazione di un altro personaggio.

Fonte informazioni: Museo Internazionale delle Marionette “Antonio Pasqualino”

Foto: Luisa Cassarà