È rimasto per anni nel salotto di una famiglia privata, questo ritratto silenzioso, mai esposto al grande pubblico, oggi riapre interrogativi affascinanti. È Donna Franca Florio?
La domanda attraversa Palermo e riporta al centro della scena una delle figure più iconiche della Belle Époque siciliana. Come riporta il Giornale di Sicilia l’ipotesi è dello storico dell’arte Giuseppe Carli, che ha notato una sorprendente somiglianza tra il volto ritratto e altre tele e fotografie della nobildonna.
Il dipinto, rimasto a lungo lontano dai circuiti espositivi, riposava nel salotto di una famiglia palermitana. Un’opera silenziosa, mai al centro di studi approfonditi. Fino a oggi.
Un’immagine intima e inedita
La scena colpisce per la sua delicatezza. Morbida, leggera, la donna appare adagiata in veste da camera. Nessun velluto, nessun gioiello. Solo la grazia naturale, che rese donna Franca celebre nei salotti europei. Accanto a lei, un bambino dai riccioli biondi. Sembra un angelo.
È donna Franca Florio? È la regina di Palermo e il bambino paffuto è il suo grande dolore, il piccolo e sfortunato “Baby Boy” che morì a cinque anni? Ma soprattutto, siamo di fronte a un ritratto sconosciuto di donna Franca?
Domande che aprono scenari suggestivi. La maternità, nel caso di donna Franca, fu segnata da lutti profondi. Il piccolo Ignazio, soprannominato “Baby Boy”, morì, infatti, prematuramente. Un evento che lasciò un segno nella vita della nobildonna e nella storia della famiglia Florio.
Un dettaglio rende l’ipotesi ancora più affascinante. La firma è quella di Vittorio Matteo Corcos, pittore e ritrattista tra i più in voga tra fine Ottocento e inizio Novecento. Artista apprezzato nelle corti europee, tra i preferiti del Kaiser Guglielmo II.
Corcos fu maestro nel cogliere lo spirito del suo tempo. I suoi ritratti raccontano eleganza, introspezione, modernità. Se l’attribuzione fosse confermata, l’opera assumerebbe un valore storico e artistico rilevante.
Le cronache raccontano che il Kaiser Guglielmo II nutriva una predilezione per donna Franca. La stessa ammirazione che le riservò Gabriele D’Annunzio, che la celebrò come simbolo di bellezza e fascino mediterraneo.
Potrebbe trattarsi di un dono del potente sovrano alla nobildonna? È una delle ipotesi avanzate da Giuseppe Carli. Un’ipotesi che aggiunge un ulteriore tassello a una vicenda già ricca di suggestioni.
Lo studio di Giuseppe Carli
Colpito dal ritratto, Carli ha avviato un lavoro meticoloso. Ha confrontato tratti somatici, analizzato lettere, esaminato appunti. Ha incrociato immagini note e dettagli iconografici. Un’indagine che unisce metodo e intuizione.
“È un ritratto a pastello che, con eleganza discreta e misteriosa, sembra custodire un’identità dimenticata e un’intimità profonda – spiega Carli che ha racchiuso il suo studio in un libro pronto ad essere pubblicato, “Are you Franca?” (Edity) in vista della prossima esposizione dell’opera. Donna Franca è adagiata probabilmente su una chaise-longue, in delicatissima e aerea robe de chambre in chiffon, il bambino è già grandicello, nudo e le sta accovacciato su un fianco: un’immagine materna ed elegante, che schiaccia l’occhio a certe iconografie classiche; una scena molto intima lontana dall’immaginario che avvolge di solito la nobildonna”.
Le parole dello storico delineano un’immagine diversa da quella ufficiale. Non la regina dei salotti, non la musa celebrata dai poeti, ma una madre colta in un momento privato.
Un volto oltre il mito
La figura di donna Franca Florio resta avvolta da un’aura leggendaria. Moglie di Ignazio Florio junior, protagonista della stagione più brillante della Palermo tra Otto e Novecento, incarnò un modello di eleganza riconosciuto in tutta Europa.
I suoi ritratti più celebri la mostrano raffinata, altera, circondata da simboli di lusso. Questa nuova opera, se confermata, offrirebbe un controcampo prezioso. Una donna senza orpelli, immersa in una dimensione domestica e affettiva.
L’eventuale scoperta di un ritratto inedito firmato Corcos rappresenterebbe un evento di rilievo per la storia dell’arte e per la memoria culturale siciliana. Palermo attende risposte. Intanto, il mistero alimenta curiosità e attesa per la prossima esposizione dell’opera.
